Domenica 20 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: dott. Federico Boaron (medico psichiatra) e Agnese Drusiani; Elisabetta (AVOC); Marcello Mattè; Serena Dibiase; Fabrizio Mandreoli; Claudia Clementi (direttrice carcere Bologna).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Anche questa sera proseguiamo con l’itinerario della rubrica Promozione salute con cui apriamo ora con un nuovo ospite intervistato dalla nostra Agnese Drusiani, educatrice professionale presso il carcere della dozza. Lui è il Dottor Federico Boaron, medico psichiatra, direttore dell’unità operativa di psichiatria forense e responsabile sanitario della rems di Bologna. Si occupa in particolare del rapporto tra psichiatria e giustizia coordinando la equipe psichiatrica del carcere e della Rems.

Poi è il momento dei nostri volontari dell’Avoc, associazione storica di volontari per il carcere che esiste oramai da diversi anni, dal 1993, e che ha come obiettivo quello di migliorare la vita dei detenuti, di favorirne il recupero e il reinserimento sociale. I volontari di questa associazione sono molto conosciuti dai detenuti e dalle detenute del carcere di via del Gomito perché oltre all’aiuto materiale, ove possibile, i membri A.Vo.C tengono colloqui di sostegno psicologico, creano occasioni culturali e soprattutto tentano di riannodare i fili spezzati tra i detenuti e le loro famiglie. L’Associazione dunque non fa parte di nessuno schieramento politico, è composta da credenti e non credenti ed ha un unico intento : offrire assistenza morale, materiale e psicologica ai detenuti, ex detenuti ed alle loro famiglie. Il volontariato nel carcere, infatti lo ricordiamo, è servizio al detenuto nei suoi diritti fondamentali:diritto alla vita: fisica, morale, intellettuale, spirituale; diritto alla famiglia: nel vivere gli affetti familiari, nel garantire un doveroso rapporto e la vicinanza con la stessa, al fine di mantenerla unita; diritto a vivere in comunità: ogni persona è fatta di rapporti con gli altri uomini, vive un dato contesto sociale, partecipa ed è corresponsabile alla gestione della comunità in cui vive. Il detenuto, invece, è radicalmente isolato da ogni responsabile contesto sociale; diritto al protagonismo: ogni uomo come tale è libero nel determinare le proprie scelte, nel vivere la propria vita. Pensiamo alla spersonalizzazione che genera il carcere, alla passività, ecc.

Sempre a proposito di diritto alla famiglia, a seguire ci sono le corrispondenze dal carcere con Serena Dibiase che ci legge una lettera di una detenuta, Francesca, a proposito delle “visite” in carcere da parte dei parenti più stretti. Poi ancora la spiritualità con Marcello Mattè, e Fabrizio Mandreoli con la prima tappa di un viaggio-studio con i giovani nelle terre calabresi.

Proseguiamo con l’intervista a Claudia Clementi, che si trova alla direzione della Casa circondariale di Bologna dal 2013 dopo la direzione di Ione Toccafondi. Marchigiana di origine, nata ad Ascoli Piceno, ha una laurea in giurisprudenza e una specializzazione in criminologia. Dopo il concorso vinto nel ’95, Clementi è al lavoro dal 1997: la sua carriera è iniziata ad Asti, è proseguita ad Alessandria, poi a Torino. Nel 2008 le è stato affidato il carcere di Pesaro, e adesso da 8 anni anche la Dozza di Bologna, il carcere costruito nell’84 che in fase di precovid contava corca 850 detenuti.

Al termine di questa puntata, presentiamo un piccolo libro arrivato in omaggio da chi l’ha scritto e curato: si tratta di Gabriella Mazzotti, una volontaria presso la sezione femminile della casa circ. di Forlì, unica della Regione dove Gabriella con l’Associazione linea rosa, da anni svolge svariati progetti e iniziative. Titolo di questo libro è Il quadrifoglio di Holly storie di donne dal carcere della Romagna: un piccolo libro in cui sono raccolte insieme le storie delle donne detenute in questo carcere con l’obiettivo di cercare attraverso le loro storie di vita, le loro parole, di far comprendere specialmente a chi è fuori che chi è recluso/a – in questo caso – sta già pagando per il reato commesso e che non per questo bisogna sospendere le attività.

Domenica 13 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Orietta Venturi (assistente sociale); Danila Griso (AVOC); Marcello Mattè; Serena Dibiase; Massimo Parisi (DAP Roma).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Come preannunciato sabato scorso, abbiamo sul nostro programma l’onore di avere inserita nel nostro cartellone una nuova rubrica di “Promozione salute” a cura dell’AUSL di Bologna che opera all’interno della Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna. Per noi di Eduradio è importante, infatti, non solo fare didattica, cultura e informazione per il carcere e la cittadinanza, ma anche parlare di “servizi”, di “diritti” e di tutto ciò che può essere utile alla vita di chi si trova temporaneamente dentro le mura carcerarie. Per cui oggi, dopo aver ascoltato le ultime due puntate scorse sul servizio sanitario e sulla prescrizione dei farmaci all’interno del carcere, continuiamo il nostro percorso salute sul tema comunità e percorsi alternativi per la cura delle tossicodipendenze. E lo facciamo con una nuova ospite: Orietta Venturi, assistente sociale del dipartimento di salute mentale, che lavora in carcere dal 93 ed è coordinatrice dell’equipe Servizio per le tossicodipendenze (SERT) in carcere e anche collaboratrice negli ultimi anni con l’equipe di salute mentale.

Poi continuiamo sulle nostre onde con una notizia fresca che ci viene proprio dalla nostra redazione: perché proprio ieri sera, 12 settembre, con una piccola delegazione di Eduradio abbiamo parlato del nostro progetto finalmente in una conferenza dal vivo, ospiti a Faenza che come altre città già dall’estate ha cominciato le proprie trasmissioni per il carcere e la cittadinanza grazie alle sinergie che si sono create con noi e al coinvolgimento di varie associazioni giovanili tutte molto attive sulla città. Proseguiamo poi con la spiritualità laica con Marcello Mattè e con Danila, storica volontaria dell’Avoc per la rubrica “un’estate di letture”; per passare poi alla lettera di Giulia dal carcere della Giudecca (a cura di Serena Dibiase) sul tema: carcere e maternità.

Infine, chiudiamo con un’intervista che prende le  mosse da un progetto educativo “Religioni per la cittadinanza” realizzato tra gennaio e giugno 2019, rivolto ai detenuti del penale e dell’alta sicurezza. Ciò che è scaturito da questo studio è una ricerca qualitativa sull’emersione della religiosità in detenzione, analizzandone le potenzialità e le criticità. Lorenzo Stanzani, regista bolognese, ha documentato l’intera esperienza in un film intitolato “Nel bene e nel male – Dio in carcere”. Quella che ascolterete è un pezzo di intervista a Massimo Parisi, direttore generale del personale del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP) e dal 1993 vice-direttore nel carcere di Milano Opera (ha servito poi come di direttore a Sondrio, Voghera, Monza, Milano Bollate, e infine come Provveditore Regionale alla Calabria). Al nostro ospite abbiamo chiesto di parlarci a partire dalla sua estesa ed approfondita conoscenza delle problematiche carcerarie, a proposito del nodo del ruolo della dimensione religiosa nella condizione detentiva.

Sabato 12 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Maria Inglese (psichiatra USL di Parma); Stefania e Rossana (CPIA); Roberta Li Calzi e Silvia Lombardi (campionessa di Taekwondo); Serena Dibiase; mons. Bregantini.

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Oggi apriamo a partire dalla cronaca, da una notizia degli ultimi giorni che riguarda la tragica morte di Willy Duarte, il ragazzo di origini capoverdiane rimasto ucciso nella notte tra sabato e domenica scorsa, calci e pugni per aver difeso un amico a Colleferro, nella periferia a sud di Roma. I suoi aggressori si sono accaniti cinque contro uno, sferrando calci mirati al cranio, uno dei quali è risultato fatale. I magistrati adesso indagheranno sulla presunta aggravante razziale. Ma commentiamo questa notizia con un’ospite: Maria Inglese, psichiatra dell’azienda Usl di Parma, con cui ora vorremmo analizzare un altro aspetto importante di questa vicenda: siamo di fronte a una notizia terribile, specie perché gli autori di questo omicidio sono dei giovanissimi che ora si trovano al carcere di Rebibbia e che dopo ore di interrogatorio non hanno dato nessuna spiegazione, nessuna ragione in difesa della loro condotta: e che alla domanda «perché?» hanno preferito il silenzio.

Continuiamo poi con la  nostra rubrica di didattica a cura del Cpia con un’altra lezione sull’allenamento sportivo da fare anche in spazi ristretti, a cura delle insegnati Stefania e Rossana. Poi, prima di passare alla rubrica “Itinerari tascabili” e passare il microfono al nostro Marco Bernardoni, che ci presenta il 7° e ultimo libro di questa collana che abbiamo scelto, vi parliamo di un libro: “Mille ore in carcere”, ed. Diogene Multimedia, la cui autrice è Anna Maria Corradini, classe 1946, docente di Storia e filosofia nei licei, e che ha che ha portato la filosofia anche negli istituti di pena, prima con esperienze di gruppo fra i reclusi, poi con colloqui faccia-a-faccia, persino con i «pentiti» lavorando nelle carceri del Triveneto raccontando poi nel libro questa sua esperienza. Con l’approccio filosofico Anna vuole vedere, ascoltare, dialogare senza pregiudizi né formulando giudizi. Il suo “obiettivo non è consolare, e non ha niente a che fare con il conforto della religione”….Opera nelle carceri grazie ad un protocollo firmato con il Prap di Padova (Provveditorato delle carceri del Triveneto ) e attualmente con la onlus Eutopia Aps sta promuovendo questa consulenza anche in Toscana ed Umbria. Cosa singolare: Sulla copertina del libro c’è un frigorifero. Perché? Perché la vita in carcere, afferma l’autrice, “congela” una persona, senza prepararla al dopo. il carcere dovrebbe avere una funzione riabilitativa e non solo quella di “rinchiudiamoli e buttiamo via la chiave”.

Ancora: c’è lo sport con Roberta Licalzi e Silvia Lombardi, campionessa di Taekwondo che ci darà alcuni suggerimenti sportivi per il benessere fisico e l’allenamento. E a seguire, la nostra Serena Dibiase che ci parleràdi un personaggio molto noto sia all’interno del carcere che fuori: il narcotrafficante colombiano Pablo Escobar, chiamato il “Re della cocaina”, soggetto multisfaccettato che fece anche carriera politica…

Continuiamo e chiudiamo con l’intervista di Ignazio De Francesco a mons. Giancarlo Maria Bregantini, nell’ambito del progetto “Religioni per la cittadinanza”, con cui abbiamo indagato insieme il rapporto tra fede e mafie.

Domenica 6 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: dott. Cravero (AUSL Bologna); Elena Nicoletti; Maria Luisa Pozzi ed Emilio Lolli; Serena Dibiase; Ignazio De Francesco; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Proseguiamo riprendendo il filo da ieri con il lancio di questa nuova rubrica “Promozione salute” in collaborazione con la AUSL locale che opera in particolare all’interno dell’istituto penitenziario bolognese. Ieri abbiamo sentito la voce della coordinatrice assistenziale Nadia Assueri e di Agnese Drusiani; oggi continuiamo il nostro focus questa volta incentrato sui farmaci, con una nuova ospite: la dott. Cravero a cui abbiamo subito chiesto di spiegarci di quali farmaci si può fare richiesta in carcere? In particolare quindi, quali il servizio sanitario possa dare ai detenuti e quali invece (per particolari motivi) non sono concessi.

A seguire l’intervista con Elena Nicoletti classe 1993, dottoressa in diritto Penale con una tesi di laurea in Giurisprudenza sul tema della “Violenza sessuale e del trattamento penitenziario dei Sex offenders“. Con lei oggi abbiamo voluto toccare un piano in cui la coscienza ferita (dell’autore del crimine) sembra inavvicinabile: quella dei reati sessuali. Nella subcultura carceraria sono chiamati “gli infami” coloro che si macchiano di questo reato, mentre nel gergo tecnico di psicologi e operatori penitenziari sono i “sex offenders”: coloro che compiono un tipo di reato che va a colpire così tanto nell’intimo la persona/vittima proprio perché ha a che fare con la corporeità, quindi con il sesso di chi subisce il reato. Quindi, anzitutto, cerchiamo di capire: come è evoluto normativamente questo reato? E come in Italia si stia procedendo sul piano giuridico, quindi da quali norme è regolata la punizione dei reati sessuali?

Poi proseguiamo con loro, con i volontari e le volontarie di associazione Avoc che già dalla prima edizione del nostro programma, da aprile da quando abbiamo cominciato questa avventura , dedicano la loro voce qui in radio per raccontarci il mondo dei detenuti e delle detenute…e loro lo fanno in un molto molto particolare, molto intimo, se vogliamo, ovvero: attraverso le parole, gli scritti che in questi anni hanno raccolto dal carcere…per chi non lo sapesse, infatti, oramai da anni questo gruppo di volontari porta avanti un laboratorio di lettura e scrittura con i detenuti e questo permette una vicinanza e un percorso di ricostruzione e cura di sé che passa anche attraverso gli stimoli che ci possono venire dal leggere o dallo scrivere di sé. Oggi… ascolteremo due testi: il primo è di Emilio, un diplomatico che lavora anche nelle carceri e che sta cercando di fare un progetto di collegamento nelle carceri italiane, e poi sempre Emilio ci leggerà una testimonianza da “dentro” in questo caso una poesia di un giovane detenuto, di nome Francesco…e di lui bisogna dire, usando le parole di Maria Luisa, altra celebre volontaria Avoc che lo descrive come: brillante, spiritoso, sensibile, che a guardalo per questa estrosa vivacità sbarazzina vengono in mente i monelli napoletani dei film di De Sica….Ascolteremo anche un’altra testimonianza dal carcere femminile dove a parlarci sarà Giulia (interpretata da Serena Dibiase) proprio sul tema della riabilitazione e rieducazione dei detenuti e delle detenute.

Infine chiudiamo con l’ultima pillola del Radiodramma con la 4° di Leila della tempesta!

Sabato 5 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Nadia Assueri e Agnese Drusiani (AUSL Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna); Stefania e Rossana (CPIA); Roberta Li Calzi e Matteo Neri (campione di scherma); Serena Dibiase; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Apriamo questo sabato di Eduradio con una nuova rubrica di Promozione della salute allo scopo di presentare i servizi sanitari soprattutto a chi ora è dentro al carcere e necessita di un inquadramento su quello che è il piano assistenziale sanitario previsto di diritto dalla legge. Parleremo quindi nelle prossime tre settimane, in collaborazione con la ASL locale di Bologna, del servizio sanitario e di assistenza alla persona, e lo facciamo oggi grazie a due voci che vi giungono oggi direttamente dall’interno della Casa circondariale Rocco D’Amato, siccome se naturalmente a causa del covid-19 le attività didattiche e rieducative si sono dovute fermare, così non poteva esserlo per quello che è l’ambito di assistenza sanitaria. Dunque ai microfoni di Eduradio ci sono due ospiti oggi: la prima è di Nadia Assueri, coordinatrice assistenziale che lavora all’interno dell’istituto penitenziario bolognese dal 2009 quando l’AUSL  è entrata dopo il varo della riforma che ha affidato al Servizio sanitario regionale l’assistenza sanitaria dentro gli istituti penitenziari. Nadia si occupa di organizzare l’assistenza infermieristica, tecnica e riabilitativa, e si relaziona tutti i giorni con i servizi territoriali socio sanitari. Oltre a questo, si occupa anche di coordinare l’assistenza al carcere minorile, ai senza dimora, ai migranti e per i pazienti HIV positivi sul territorio di bologna. La seconda voce che ascolteremo è quella di Agnese Drusiani, educatrice professionale, che lavora in carcere dal dicembre 2019 all’interno dell’equipe sanitaria, occupandosi di promozione della salute, educazione sanitaria e attività riabilitative con i detenuti.

Sempre sul tema salute e benessere fisico, proseguiamo, come ogni sabato, con la  nostra rubrica di didattica a cura del Cpia con una lezione dinamica sull’allenamento sportivo da fare anche in spazi ristretti. Ma prima di iniziare la nostra Stefania Armati ci racconta cos’è accaduto alla data del 1° luglio di quest’anno: un momento di grande fermento e commozione per gli studenti detenuti che hanno sostenuto gli esami di licenza media e hanno ricevuto i diplomi.

A seguire c’è il nostro nuovo testimonial sportivo Matteo Neri, campione della Nazionale di Scherma, presentato dalla nostra curatrice di rubrica Roberta Li Calzi. Poi abbiamo Serena Dibiase con la rubrica Specchio, che ci parla oggi di un progetto sostenuto dalla Cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri  che ha preso vita all’interno del carcere femminile della Giudecca che mette in luce la possibilità di vedere il luogo di detenzione come luogo di cambiamento individuale di camminino e crescita…un vero e proprio percorso femminile dedicato alla bellezza e alla cura del corpo per potersi formare come estetiste a tutti gli effetti. Tutto questo si collega al film Caramel  della regista libanese Nadine Labaki ambientato in un centro estetico e che ha per protagoniste tre donne…

Infine ci salutiamo con il nostro Radiodramma, dove ascoltiamo la 3° puntata di Leila della Tempesta, una storia che parte dall’esperienza vera di un incontro in carcere tra un volontario di fede cristiana e una detenuta tunisina. Nella puntata precedente abbiamo visto la nostra protagonista Leila confrontarsi con l’Altro sul senso della solidarietà verso il prossimo, il cosiddetto tadàmun in arabo. Oggi vedremo i due parlare a proposito del reato che ha portato Leila in carcere e delle difficoltà che la ragazza si troverà davanti una volta uscita. Senza nessun aiuto né appoggio, solo una presa di coscienza della propria storia, con le sue cadute ma anche le sue possibilità di rinascita, potrà aiutare Leila nella vita libera che tra poco la aspetta.

Giovedì 3 settembre

Liberi dentro - Eduradio Regione E-R

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Teatro in carcere, un collage di documenti per svelare il percorso che permette agli attori ristretti di salire sul palcoscenico, un laboratorio di prove dietro le sbarre che rende possibile l’ incontro tra la società e il mondo dentro.La voce narrante è di Lorenza Cenacchi della Redazione Astrolabio presso la Casa Casa circondariale di Ferrara. I documenti sono gentilmente concessi da Teatro nucleo di Horatio Czertok e Marco Luciano

Letteratura dal mondo

Liberi dentro - Eduradio

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Ernesto Guevara

Gregory Corso

Graziosa Casella

Umberto Smerilli: “La ragazza del mondo”

Rosa Balestrieri

Edith Sodergan

Pino Daniele

Audre Lorde

Intervista a Francesca Tisano

Pierluigi Cappello

Carlos Gardel – Estrella Morente

Anna Achmatova

Martin Camaj

Cristian Ceresoli e Silvia Gallerano

Anne Sexton

Antonin Artaud

Domenica 30 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Serena Dibiase; Paola Piazzi e Francesca Gentile (Associazione Il Poggeschi per il carcere); Giovanni Nicolini; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Oggi apriamo la puntata con la cosa più bella che ci sia per la nostra redazione, che sono naturalmente i riscontri, le lettere che ci giungono da dentro il carcere. E lo facciamo spostandoci però in un’altra regione, in Veneto, alla Casa di reclusione femminile della Giudecca che ha sede in un antico monastero medievale. Un posto potremmo dire, diverso da come ci si immagina di solito il carcere. Diverso perché quasi tutte le donne detenute lavorano, perché c’è una sezione speciale per le madri, ed è diverso perché è solo per donne. Sappiamo dai dati DAP che normalmente le donne detenute sono una piccola percentuale della popolazione carceraria nazionale: in Italia circa il 96 per cento dei carcerati sono maschi e le donne sono circa il 4 per cento. I dati ufficiali più aggiornati (07/08/2020) dicono che in questa casa di reclusione le detenute sono 74 su un totale di 111 posti disponibili. Delle donne carcerate, è un tema che abbiamo già visto qualche volta fa nel corso dell’intervista a don Giovanni Nicolini che si occupa qui a Bologna del percorso di recupero delle detenute, bisogna dire che la particolarità della loro situazione è che scontano la pena vivendo in una realtà che è stata progettata e costruita «da uomini per contenere uomini»: questo significa – lo scrive il ministero della Giustizia nel suo rapporto del 2015 sulla detenzione femminile – che in molti casi le detenute «sono lontane dalle loro famiglie», hanno necessità di salute particolari e «i loro bisogni specifici, in buona parte correlati ai bisogni dei loro figli, sono spesso disattesi».

C’è da aggiungere che rispetto agli uomini, le detenute hanno anche minore possibilità di accesso alle attività lavorative: è una «discriminazione involontaria», dice sempre il ministero, causata dal numero limitato di carcerate e dall’impossibilità di condividere gli spazi con gli altri uomini per evitare situazioni di promiscuità: alle detenute, negli istituti di pena, è quindi spesso negato l’accesso alle strutture comuni per fare sport, per studiare o fare dei corsi e soprattutto per lavorare. Sono più carcerate degli altri. Questo è come le cose funzionano in generale: poi ci sono alcune eccezioni. Gli istituti penitenziari destinati in modo esclusivo alle donne in Italia sono cinque: Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli e appunto la Giudecca. Con questa panoramica che un po’ vi abbiamo voluto descrivere…. da questo luogo la nostra autrice di letteratura dal mondo Serena Dibase ha estrapolato per noi una lettera pubblicata su Ristretti Orizzonti a firma di una detenuta di nome Mariann che ora vi leggerà….

Proseguiamo con l’intervista a Paola Piazzi, e di seguito a Francesca Gentile, che ci parlano della loro esperienza di volontariato in carcere con l’Associazione Poggeschi per il carcere, una realtà bolognese composta da giovani studenti universitari e lavoratori che si occupano di detenzione e giustizia che dal 1996 opera a fianco e all’interno della Casa Circondariale di Bologna. Ancora: abbiamo ospite in redazione don Giovanni Nicolini intervistato da noi sul tema del percorso di recupero delle detenute “dopo” il carcere.

Infine chiudiamo con il Radiodramma, dove ascolteremo la 2° puntata di Leila della tempesta, la rappresentazione riadattata qui per noi della radio, a firma della compagnia teatrale Casavuota.

Sabato 29 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Luca Orioli (Comunità Papa Giovanni XXIII); Martina (CPIA) ; Marco Bernardoni (EDB); Marcello Mattè; Roberta Li Calzi e Laura Farolfi (Ultimate Frisbee); Serena Dibiase; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Apriamo di nuovo la puntata di oggi riprendendo il filo da dove ci eravamo lasciati l’ultima volta, domenica scorsa, con ospite Luca Orioli, referente dell’ambito carcere della comunità Papa Giovanni XXIII per le città di Bologna, Ferrara e Modena, con cui avevamo parlato a proposito delle comunità di accoglienza, cercando di capire insieme come richiedere ad esse aiuto, ma anche sapere come funziona il percorso di recupero all’interno e chi può fare domanda per accedervi. Oggi, invece, sempre con il nostro ospite, Luca, ci concentreremo su un servizio particolare che svolge la comunità mirata per le persone che vivono all’interno degli istituti di pena: si tratta del (CEC) Comunità educante con i carcerati: si tratta di progetto innovativo che si pone come obiettivo la rieducazione. E lo fa a partire da un proposito molto semplice che è quello dell’incontro e il confronto tra carcerati, ma anche di volontari con i quali ci si aiuta, si lavora, si cercano soluzioni nuove per affrontare i problemi che si incontrano nel cammino di recupero. Inoltre: è una comunità “Educante” per scoprire le potenzialità di ognuno valorizzandole. E infine: Con i Carcerati, e non per i carcerati, perché il carcerato è solo apparentemente il diretto interessato, ma tutta la comunità locale, attraverso i volontari, si educa alla solidarietà e ai valori di una nuova umanità…

Proseguiamo con la nostra rubrica fissa di didattica, che abbiamo chiamato “In classe”, perchè forse non tutti sanno che anche il carcere esiste la scuola (un servizio che ottempera il diritto all’istruzione, art. 34 della nostra Carta fondamentale), e che già dal lock down quando è nata la nostra trasmissione radiotv è curata dal corpo docenti del Centro per l’istruzione degli adulti di Bologna, che è uno tra i maggiori propulsori di questa nostra iniziativa. A fare la didattica oggi c’è Martina che ci porta in viaggio…a Recanati! Poi c’è la rubrica Tascabili a cura di Marco Bernardoni che oggi ci parla del libro di I. Nemirovsky, Lo Straniero, (Dehoniane Bologna); Marcello Mattè con la storie di spiritualità laica e lo sport con Laura Farolfi, campionessa di Ultimate Frisbee. A seguire la rubrica di cinema e letteratura Lo Specchio a cura di Serena Dibiase e per concludere la nostra rubrica di teatro Radiodramma, dove ascolteremo la prima delle 4 clip dello spettacolo riadattato per la radio a firma della compagnia teatrale Casavuota. Titolo di questa nuova rappresentazione è “Leila della tempesta” in cui ascolteremo due attori protagonisti: il regista e interprete Alessandro Berti, nel ruolo dell’Altro (ppi vedremo chi sia) e l’attrice Sara Cianfriglia (nei panni di Leila). Uno spettacolo di alessandro berti tratto dal libro omonimo di Ignazio De Francesco (edito dalle edizioni Zikkaron 2016). La storia “vera” da cui nasce questa piece teatrale e prima ancora il libro, è ambientata dentro il carcere di Bologna, dove da anni, ha luogo un progetto prezioso di dialogo coi detenuti stranieri a partire dalle loro radici culturali e religiose. Cominciato dal professor Pier Cesare Bori e portato avanti da Ignazio De Francesco, questo dialogo scommette sull’importanza, per il detenuto, di una presa di coscienza della propria cultura di provenienza, come chiave per un recupero della persona attraverso la pena. Nel libro Ignazio racconta quattro anni di incontri coi detenuti e le detenute di lingua araba, dove emerge proprio il rapporto con una di loro, Leila, una ragazza tunisina. In questa relazione tra lui – il volontario (monaco cristiano e islamologo) – e Lei – la detenuta (musulmana e di una religiosità popolare) – vengono a galla alcuni temi forti, che appassionano entrambi: la fede religiosa, il rapporto tra legge sacra (sharìa) e costituzione italiana (ma anche la nuova costituzione tunisina, l’unica che la Primavera Araba ha partorito), il senso della detenzione come momento fondamentale per cercarsi e ritrovarsi.