Sabato 29 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Luca Orioli (Comunità Papa Giovanni XXIII); Martina (CPIA) ; Marco Bernardoni (EDB); Marcello Mattè; Roberta Li Calzi e Laura Farolfi (Ultimate Frisbee); Serena Dibiase; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Apriamo di nuovo la puntata di oggi riprendendo il filo da dove ci eravamo lasciati l’ultima volta, domenica scorsa, con ospite Luca Orioli, referente dell’ambito carcere della comunità Papa Giovanni XXIII per le città di Bologna, Ferrara e Modena, con cui avevamo parlato a proposito delle comunità di accoglienza, cercando di capire insieme come richiedere ad esse aiuto, ma anche sapere come funziona il percorso di recupero all’interno e chi può fare domanda per accedervi. Oggi, invece, sempre con il nostro ospite, Luca, ci concentreremo su un servizio particolare che svolge la comunità mirata per le persone che vivono all’interno degli istituti di pena: si tratta del (CEC) Comunità educante con i carcerati: si tratta di progetto innovativo che si pone come obiettivo la rieducazione. E lo fa a partire da un proposito molto semplice che è quello dell’incontro e il confronto tra carcerati, ma anche di volontari con i quali ci si aiuta, si lavora, si cercano soluzioni nuove per affrontare i problemi che si incontrano nel cammino di recupero. Inoltre: è una comunità “Educante” per scoprire le potenzialità di ognuno valorizzandole. E infine: Con i Carcerati, e non per i carcerati, perché il carcerato è solo apparentemente il diretto interessato, ma tutta la comunità locale, attraverso i volontari, si educa alla solidarietà e ai valori di una nuova umanità…

Proseguiamo con la nostra rubrica fissa di didattica, che abbiamo chiamato “In classe”, perchè forse non tutti sanno che anche il carcere esiste la scuola (un servizio che ottempera il diritto all’istruzione, art. 34 della nostra Carta fondamentale), e che già dal lock down quando è nata la nostra trasmissione radiotv è curata dal corpo docenti del Centro per l’istruzione degli adulti di Bologna, che è uno tra i maggiori propulsori di questa nostra iniziativa. A fare la didattica oggi c’è Martina che ci porta in viaggio…a Recanati! Poi c’è la rubrica Tascabili a cura di Marco Bernardoni che oggi ci parla del libro di I. Nemirovsky, Lo Straniero, (Dehoniane Bologna); Marcello Mattè con la storie di spiritualità laica e lo sport con Laura Farolfi, campionessa di Ultimate Frisbee. A seguire la rubrica di cinema e letteratura Lo Specchio a cura di Serena Dibiase e per concludere la nostra rubrica di teatro Radiodramma, dove ascolteremo la prima delle 4 clip dello spettacolo riadattato per la radio a firma della compagnia teatrale Casavuota. Titolo di questa nuova rappresentazione è “Leila della tempesta” in cui ascolteremo due attori protagonisti: il regista e interprete Alessandro Berti, nel ruolo dell’Altro (ppi vedremo chi sia) e l’attrice Sara Cianfriglia (nei panni di Leila). Uno spettacolo di alessandro berti tratto dal libro omonimo di Ignazio De Francesco (edito dalle edizioni Zikkaron 2016). La storia “vera” da cui nasce questa piece teatrale e prima ancora il libro, è ambientata dentro il carcere di Bologna, dove da anni, ha luogo un progetto prezioso di dialogo coi detenuti stranieri a partire dalle loro radici culturali e religiose. Cominciato dal professor Pier Cesare Bori e portato avanti da Ignazio De Francesco, questo dialogo scommette sull’importanza, per il detenuto, di una presa di coscienza della propria cultura di provenienza, come chiave per un recupero della persona attraverso la pena. Nel libro Ignazio racconta quattro anni di incontri coi detenuti e le detenute di lingua araba, dove emerge proprio il rapporto con una di loro, Leila, una ragazza tunisina. In questa relazione tra lui – il volontario (monaco cristiano e islamologo) – e Lei – la detenuta (musulmana e di una religiosità popolare) – vengono a galla alcuni temi forti, che appassionano entrambi: la fede religiosa, il rapporto tra legge sacra (sharìa) e costituzione italiana (ma anche la nuova costituzione tunisina, l’unica che la Primavera Araba ha partorito), il senso della detenzione come momento fondamentale per cercarsi e ritrovarsi.

Domenica 23 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Luca Orioli (Comunità Papa Giovanni XXIII); Claudia Tresso e Ignazio De Francesco; Marcello Mattè; Associazione Avoc; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Partiamo anche oggi da un tema specifico che sta molto a cuore a chi si trova in particolari condizioni e per questo necessita di aiuto e accoglienza. Sto infatti parlando delle comunità di accoglienza per capire insieme non solo come funzionano e  come richiedere aiuto, ma anche sapere come funziona il percorso di recupero all’interno e chi può fare domanda. Quindi con me oggi c’è Luca Orioli, referente dell’ambito carcere di una comunità che è oramai una realtà internazionale –  che opera attraverso centinaia di case famiglia e di accoglienza in Italia ed in 45 paesi nel mondo –  che però è anche locale qui a Castelmaggiore nei pressi di Bologna, ed è la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi. È una comunità riconosciuta dalla Santa Sede, formata da credenti laici il cui impegno è quello di condividere ogni giorno la propria vita con chi per diverse ragioni si trova a vivere in condizioni di marginalità sociale. Quindi Luca, mi aggancio subito su questo, perché tra i vari e vasti ambiti di intervento della Comunità Papa Giovanni XXIII c’è anche il Servizio Carcere, un’incontro con le persone detenute per aiutarle nel loro percorso di reinserimento in società, combattendo il peso dello stigma che portano addosso. Come può un detenuto/a fare domanda e chiedere di incontravi e accedere ai servizi che offrite?

Poi proseguiamo con l’intervista che Ignazio De Francesco ha fatto a Claudia Tresso, linguista ed esperta di lingua araba, che ha tradotto per Edizioni Einaudi l’opera “I Viaggi di Ibn Battuta”. Proseguiamo con un momento di pillole di spiritualità laica, per tutti con il nostro cappellano del carcere Marcello Mattè, e poi ancora, con il laboratorio di lettura e scrittura in carcere a cura dei volontari dell’Avoc.

Chiudiamo e ci salutiamo con la nostra rubrica di teatro Radiodramma, dove ascolteremo lo spettacolo riadattato per la radio a firma della compagnia la compagnia Maniaci d’Amore, intitolato “La casa non vuole”. Abbiamo visto che si tratta della storia di una strana coppia di angeli, Lucenza e Clodo, caduti sulla terra in cerca della felicità… ma che si ritrovano, come gli umani a vivere in una cosa dove l’accumulo di oggetti pian piano pare consolare la loro ricerca di senso nella vita. Qui con loro oggi ci troveremo in un dialogo sul tema del nostro “stare”, del nostro vivere, del nostro rapporto con la consolante confusione delle cose e degli oggetti di cui ci contorniamo e che ci sembrano così importanti da non volere abbandonare…ma come dice Lucenza qualcosa di “inutile” da buttare per fare spazio ad altre cose, quelle sì , quelle importanti c’è sempre.

Ferragosto interreligioso: messaggio islamo-cristiano ai detenuti della Dozza

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Messaggio di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna

Carissime/i, innanzitutto buona festa dell’Assunta. Per qualcuno è “San Ferragosto”, una specie di festa civile sacra per cui qualcuno va fuori, le nostre famiglie si ritrovano e lo sentiamo anche come giorno di grande vicinanza anche se purtroppo non possiamo manifestarla ed esserci come vorremmo. Questo ci fa soffrire un po’ ma è una sofferenza che possiamo vincere mandando qualche messaggio, mostrando tanta attenzione e soprattutto vincere cambiando perché quanto prima possiate vivere con gioia insieme alle vostre persone care, questo è anche il mio augurio. Credo che è una delle riflessioni più importanti che stiamo facendo, che state facendo: far soffrire qualcuno è perché voi soffrite, ma chi vi vuole bene soffre anche perché forse per certi versi anche più di voi, e questa sofferenza ci deve aiutare a dire “Basta, cambio! Voglio essere diverso, non accetterò mai di dividermi”. Ci si divide quando poi alla fine si pensa o si finisce per fare delle cose che fanno del male a se stessi in primo luogo ma – ed è ancora più grave – alle persone che ci vogliono bene.

È una festa importantissima quella dell’Assunta che celebra Maria la madre di Gesù, una donna umile tutt’altro che “importante”: quando l’angelo va da lei a Nazareth e le dice “Guarda tu sei piena di grazia, tu darai alla luce un figlio che sarà Gesù” e lei era stupitissima: “Io? A Nazareth?”. Nazareth, sapete, è un paese talmente piccolino nella montagna della Galilea, che era la regione più periferica di Israele, che non ci stavano nemmeno nelle mappe dell’epoca. Nemmeno era segnata Nazareth, tanto era così piccola e poco importante. E Dio non cerca le persone più importanti, grandi, quelle che si credono chissà chi ma le persone umili, le persone che gli aprono il cuore, le persone così come sono, le persone anche con tante ferite, con tante difficoltà, ma che gli aprono il cuore. Perché al Signore interessa il cuore, non interessa quello che sta intorno ma quello che c’è dentro: perché è lì il problema nostro! Poi aggiustiamo quel che c’è fuori ma la prima cosa che interessa al Signore, ma che ci interessa anche per davvero, siccome poi quello che c’è fuori si può inventare di tutto ma è quello che c’è dentro è quello che cambia per davvero.

Ecco, Maria muore come tutti gli uomini, come Gesù. E la fede della Chiesa, che poi è diventato un dogma, una certezza, vuole che Maria quando muore viene presa dal Signore e, appunto, assunta in cielo, portata in cielo. E c’è un’immagine che voglio farvi vedere, un’immagine bellissima che mi fa tanto commuovere, perché noi siamo abituati a vedere tante immagini di Madonne che raffigurano Maria con suo figlio, con il bambino e Maria che fa nascere Gesù. E’ questa una fede bellissima di Dio che diventa come me, che diventa uomo, e diventando uomo diventa vulnerabile, debole, muore!

E se c’è una cosa sicura quando uno nasce è che poi c’è anche la fine. E lui scegliendo di nascere, Dio con Gesù, vuol dire anche che si fa tanto amico nostro che sceglie anche di affrontare la vita come noi. Infatti non vive da superuomo ma vive da uomo vero, e la vita di Gesù è la vita da uomo vero che vuoi bene, che va incontro agli altri, che perdona, che dà la vita per gli altri! Quello che dobbiamo fare anche noi. Quando Maria muore, alla fine della sua vita succede questo: ed è questa immagine davvero così commovente in cui – vedete – è Gesù che prende con sé Maria piccola, la prende – e vedete Maria che è quasi un pò intimorita – per portarla in cielo. Sarebbe per farla nascere al cielo: perché per i cristiani la morte è la nascita all’altra vita. Maria ha dato la vita sulla terra, Gesù fa nascere dal cielo e ci fa nascere al cielo anche già qui, perché quando prendiamo sul serio Gesù diventiamo nuovi, possiamo cambiare, ci dà speranza, ci fa nascere tanti sentimenti importanti belli di amore verso gli altri.

Poi al termine della nostra vita Gesù fa così con noi come ha fatto con sua madre, quella che ha creduto nell’adempimento della Parola cioè la prima che ho detto “sì” a Dio che si è fatto uomo, che l’ha seguito fin sotto la croce e che quando muore il Figlio non l’abbandona ma la prende con sé e la porta perché nasca alla vita del cielo. Ecco, questo è anche la nostra fede e anche la bellezza della nostra vita. Sappiamo che Gesù non ci lascia soli e pensiamo a due cose: la prima, a tutti quanti quelli che stanno in cielo perché Maria – la prima dei cristiani – che Gesù ha portato (ed è questo è il privilegio di sua madre che la porta direttamente in cielo con tutto il suo corpo, come l’abbiamo visto nella raffigurazione: questo mosaico bellissimo che sta a Roma nella chiesa in cui ero parroco a Trastevere.

Ma questo il Signore lo può fare anche con le nostre persone care che tutti noi abbiamo e che sono in cielo, e allora pensiamo che stando con Maria vengono accolte dal Signore che ci vuole portare in cielo. E l’altra cosa è questa: lasciamoci tirar su! Assumere vuol dire così, può significare: “ti assumo”, ti prendo a lavorare con me, oppure “ti assumo, ti sollevo”. E Gesù ci prende un po’ lavorare con lui, lasciamoci prendere a lavorare con lui: è il lavoro più bello che c’è perché ci dà tanta soddisfazione aiutare Gesù a voler bene agli altri. E poi, lasciamoci tirare su: qualche volta siamo proprio giù, ci sembra che vada tutto storto e che ormai non si possa fare più niente. Credo che invece sentiamo, pensando a Maria assunta in cielo, sentiamo che il Signore tira su anche noi e continua a darci fiducia.

Ma noi diciamo “Io l’ho combinata che più di così non potevo! Ho fatto pure del male a mia madre!”, qualcuno di noi è riuscito a far male pure alle persone che amava! E in un qualche modo è ovvio che facendo il male, lo facciamo anche alle persone che amiamo, ma il Signore vince il mare con l’amore e ci continua tirare su perché ci vuole bene e perché vuole che la nostra vita qui, e dopo la vita, finisca in cielo. E allora buona Assunta, e un pezzetto di questo cielo comincia quando sentiamo quanto il Signore ci voglio bene e anche quando impariamo a voler bene agli altri nelle cose piccole come nelle cose grandi. Buona festa, tanta fiducia e sentiamo quanto il Signore ci tira su dalle nostre difficoltà perché ci vuole bene e vuole un futuro anche per noi.

Messaggio di Rosanna Maryam Sirignano, esperta di studi islamici e autrice de “La mia Siria – l’umanità che resiste”

Il 15 agosto è un giorno di festa per tutti i cittadini e le cittadine italiani. Concerti, eventi culturali, gite con la famiglia, semplici passeggiate, relax a casa. Molti prendono questa giornata come una festa, una pausa nella pienezza dell’estate, che si accinge a fare spazio all’autunno. Quest’anno viviamo questa giornata dopo una dura prova, quella del lockdown, quella della malattia, della paura, dell’incertezza. Rivolgiamo dunque un pensiero e una preghiera a chi ha sofferto e a chi ha lasciato questa vita durante questo incredibile 2020.

Il 15 agosto ricordiamo è per i fedeli cristiani cattolici il giorno dell’assunzione di Maria, madre di Gesù. Per le strade delle nostre città si vedono spesso sfilare uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine dietro una statua o un’immagine della Vergine Maria. Da credente musulmana, faccio i miei auguri ai fratelli e alle sorelle cristiani, che grazie alle loro celebrazioni ci riconducono ad un legame forte e profondo con Maria, Maryam nel Corano. Maryam, madre di Gesù nel Corano ha un ruolo importantissimo, è stata elevata da Dio ad una purezza superiore rispetto alle altre donne; i racconti che la riguardano hanno molteplici significati che si rinnovano di anno in anno, di generazione in generazione, conducendoci a scoprire una fede rinnovata. Maryam è definita as-siddiqa, colei che dice sempre la verità, ma anche colei che ha una fede incrollabile.

Le immagini di Maria, della Madonna finemente realizzati da artisti di tutti i tempi per i luoghi di culto cristiani, mi accompagnano da quando sono bambina. Lo stesso vale per le immagini che alcuni conservano nel portafoglio o espongono nelle case. Da italiana è impossibile sfuggire a questa immagine e da donna è facile scorgere il proprio riflesso in questa immagine che parla del bisogno universale di sentirsi accolti, amati nella dolcezza. Vivendo in un paese dove chiese e opere d’arti cristiane abbondano ci si potrebbe sentire soli, privi di punti di riferimento, una minoranza, come spesso si sente dire. È un po’ come vivere in un paese straniero di cui non si conosce la lingua. All’inizio è complicato, le parole sembrano suoni senza senso, le persone sembrano anni luce lontani da noi. Poi ci si accorge che le parole non sono tutto, esistono altri linguaggi che hanno bisogno di attenzione e cura per essere compresi: ci sono i gesti, ci sono gli sguardi. Poco alla volta si imparano anche le parole e si diventa più ricchi. Le religioni sono i diversi linguaggi spirituali in cui ci esprimiamo.

Vivere la propria fede in costante dialogo con le altre persone ci arricchisce, se siamo pronti allo sforzo dell’incontro, della ricerca e scoperta di un linguaggio comune. Ecco, come la celebrazione dell’assunzione di Maria, può essere di beneficio per i musulmani: il 15 agosto insieme ai fratelli e le sorelle cristiani abbiamo la possibilità di meditare sull’importanza di Maria nel Corano, come esempio di credente puro, come esempio di pazienza e di fiducioso abbandono a Dio, esempio di virtù e di umanità. Maria/Maryam è la donna che unisce mondi diversi, che fa emozionare credenti cristiani e musulmani, che oltrepassa i confini delle religioni e parla a tutti. Oggi Maria/Maryam, la donna che nel Corano partorisce sola, lontano da tutti, ci sussurra che non c’è motivo di aver paura, che siamo forti e coraggiosi, più di quanto pensiamo. La donna che in preda alla disperazione invoca Dio, ci ricorda che c’è sempre tempo di rifugiarsi nella speranza, la donna a cui Dio dolcemente risponde, nutrendola di datteri e acqua nel momento del parto, ci racconta che prima o dopo arriveranno gioia e conforto, la donna che risoluta affronta il giudizio della gente, ci riporta al centro di noi stessi, alla Bellezza e alla Verità celati nel cuore di tutti.

Auguri a tutti e tutte per il 15 agosto, che possa essere un giorno di gioia, di riflessione e meditazione, nel cammino comune di pace e dialogo, come persone, come cittadini, come credenti e persone spirituali, affinché possiamo costruire un vivere armonioso in uno stesso territorio, tutti insieme per lo stesso obiettivo: il bene comune.

Venerdì 26 giugno

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Heléne); Marcello Mattè; Yassine Lafram (presidente UCOII); Serena Dibiase; Danila Griso.

Eccoci giunti alla fine della 11° settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Partiamo oggi con la didattica francese del CPIA di Bologna, con l’insegnante madrelingua Heléne con l’ultima pillola di francese sull’immigrazione italiana in Francia. Proseguiamo con un’intervista: abbiamo intervistato il Cappellano del carcere Marcello Mattè.

A seguire, la riflessione di Yassine Lafram sul tema degli effetti del coronavirus sui comportamenti delle persone, che persisteranno a lungo nella nostra memoria sociale e storica di quanto stiamo vivendo e abbiamo vissuto negli ultimi mesi: dare tempo al tempo lasciandoci la possibilità di ritrovare il nostro senso di umanità, superando il timore da contagio, gli uni verso gli altri.

Venerdì 19 giugno

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Heléne); Yassine Lafram (presidente UCOII); Serena Dibiase; Danila Griso; Ignazio De Francesco.

Eccoci giunti alla fine della 10° settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Partiamo oggi con la didattica francese del CPIA di Bologna, con l’insegnante madrelingua Heléne con una pillola di francese sulla lingua parlata in Francia e nel mondo. Proseguiamo con una riflessione di Yassine Lafram sul tema della discriminazione e del razzismo, con un invito a un lavoro personale su sé stessi e suoi pregiudizi che ciascuno di noi si porta dentro… solo così sarà possibile mutare la realtà che ci circonda. A seguire la rubrica di ” Letteratura dal mondo” di Serena Dibiase che ci presenta la poetessa finlandese Edith Södergran, considerata l’iniziatrice dell’espressionismo in Finlandia che ha influenzato la lirica in lingua svedese fra le due guerre mondiali.

Ancora, nella rubrica “Ponte di Storie” Danila Griso ci legge un testo sul gioco e sull’importanza psico-fisica e sociale del “giocare” con altri. E infine con Ignazio De Francesco siamo all’ultima tappa della sua rubrica araba “I viaggi di Ibn Battuta” questo globe trotter marocchino che spesso e volentieri viaggiava in compagnia dei libri.

Venerdì 12 giugno

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Heléne); Serena Dibiase; Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi; imam Yassine Lafram (presidente UCOII).

Eccoci giunti alla fine della nona settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Partiamo oggi con la didattica francese del CPIA di Bologna, con l’insegnante madrelingua Heléne con una pillola di francese sul viaggiare nella Francia metropolitana e nel mondo. Proseguiamo con una intervista a cura di Serena Dibiase che, tra musica e teatro, ci porta fino a Volterra a conoscere la Compagnia della Fortezza, intervistando l’attrice Francesca Tisano. Poi ci sono i messaggi religiosi: l’arcivescovo Matteo Zuppi di Bologna con una riflessione sul Vangelo di domenica, e a seguire Yassine Lafram che chiude con un pensiero sempre sull’Altro, anzi questa volta partendo da episodi di famiglia che toccano le donne, le loro paure, i traumi subiti per le aggressioni a motivo religioso e razziale… questo per dirci di fare attenzione ai risvolti dei discorsi dei cosiddetti “imprenditori della paura” che, quando l’odio viene sdoganato pubblicamente, possono toccare noi e le persone vicino a noi.

Giovedì 11 giugno

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Angela); Marco Santarelli (regista); Danila Griso.

Eccoci giunti alla nona settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Iniziamo la puntata di oggi con una notizia importante per la nostra realtà di riferimento che è il carcere: perché è stato rinnovato l’accordo tra Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia) e il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) presso il Ministero di Grazia e Giustizia. L’accordo conferma e rilancia quello siglato nel 2015, nello spirito del rispetto della libertà religiosa, tutelata dalla Carta fondamentale e dall’articolo 26 dell’Ordinamento penitenziario che garantisce a detenuti e internati di professare la propria fede religiosa anche in carcere. Ne da notizia il sito dell’Ucoii in un comunicato dove Yassine Lafram, presidente della stessa Unione delle comunità islamiche, e curatore anche della nostra rubrica interculturale del venerdì “Islam è pace”,che  ha ribadito l’importanza questo accordo siccome il protocollo precedente era limitato a 8 carceri in tutta Italia, mentre con questo nuovo accordo tutte le carceri d’Italia potranno giovarsi di nuovi imam che potranno così entrare in carcere e svolgere quell’importante servizio di cura delle anime, grazie alla ricezione di un nulla osta della Direzione Centrale degli Affari dei Culti del ministero dell’Interno.

Proseguiamo con la didattica del Cpia: con l’insegnante di scienze con l’insegnate di matematica e scienze Angela parleremo dell’importanza delle piante per garantire la respirazione a tutti gli esservi viventi e del sistema respiratorio degli animali.

Poi c’è un nuovo ospite ai nostri microfoni… il suo nome è Marco Santarelli ed è un regista romano che in questi anni attraverso i suoi documentari girati presso il carcere della Dozza (Milleunanotte del 2012, Dustur del 2015, e un altro documentario in arrivo…) ha indagato da vicino e da dentro il contesto carcerario. 

Infine ci salutiamo con la rubrica di lettura e scrittura “Ponte di storie” a cura di AVOC, dove Danila ci propone un testo su un motivo che è anche un modo di dire particolare…”essere nelle tue scarpe”.

Mercoledì 10 giugno

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Anna); Paola Cigarini (volontaria e referente Volontariato e Giustizia E/R carcere di Modena); Marcello Mattè.

Eccoci giunti alla nona settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Iniziamo la puntata di oggi con Elena, insegnante di storia e geografia del Centro per l’istruzione degli adulti, CPIA di Bologna, con cui vedremo insieme la biografia di una grande stilista francese del XX secolo: Coco Chanel.

Proseguiamo con l’intervista a Fabrizio Fiaschini, presidente della Federazione gruppi attività teatrali (FEDERGAT) e direttore artistico dei Teatri del Sacro, una rassegna biennale di teatro che indaga il tema della spiritualità e dell’incontro del “sacro” nelle sue diverse forme. Questa intervista che facciamo segna l’inizio della seconda edizione del nostro programma in vista dell’estate sempre su Liberi dentro – Eduradio, dove andranno in onda delle “pillole” di radio dramma.

Continuiamo la mattinata con la seconda parte di una testimonianza che abbiamo ascoltato la scorsa settimana: ai nostri microfoni c’è Rosanna Sirignano, che ci parla di cosa abbia significato per le abbracciare la fede e la cultura islamiche.

Ci salutiamo con la rubrica di spiritualità “Credere per vedere” a cura del Cappellano del carcere Marcello Mattè.

Giovedì 28 maggio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Angela); Ignazio De Francesco (islamologo e volontario AVOC); Marcello Mattè.

Eccoci giunti alla della settima settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Iniziamo la puntata di oggi con la didattica del Cpia: con l’insegnante di scienze Angela ci aspetta una lezione sull’inquinamento dell’aria e dei suoi effetti sulla salute.

Poi c’è un ospite che è anche uno tra i curatori delle nostre rubriche più seguite all’interno del carcere: frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario AVOC per parlarci del suo impegno in questi anni presso il carcere della Dozza con i detenuti stranieri arabofoni. Infine la rubrica di spiritualità del cappellano del carcere Marcello Mattè che ci propone oggi l’ascolto di un brano musicale “Cercami” di Renato Zero.