Carceri: è l’ora di agire

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Di seguito la lettera inviata alle istituzioni penitenziarie di Bologna, all’indomani della rivolta nella casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna. L’intento fondamentale di questo “noi” come corpo sociale, esterno alle carceri, (volontari AVOC, formatori, insegnati del CPIA metropolitano, associazioni come il Poggeschi, Cappellania) è quello di continuare quelle attività di istruzione e di formazione – che per molti di noi rappresentano un obbligo, come l’istruzione, ma che per i detenuti è un diritto – cercando di far giungere, specie in queste ore drammatiche di emergenza nazionale, le voci di chi li segue nel percorso di rieducazione e reinserimento (art. 27 Costituzione). Una proposta che rappresenta un modo ulteriore per alleviare il senso di isolamento e smarrimento dei detenuti, cercando allo stesso tempo di alleviare e sostenere l’enorme responsabilità di vicende umane che si trovano ad affrontare ora le istituzioni.

di Caterina Bombarda, Ignazio De Francesco

Bologna, 9 marzo 2020.

Lettera aperta all’Ufficio del Garante dei detenuti, alla Direzione penitenziaria del carcere di Bologna

Gentilissimi/e, a fronte dell’emergenza covid-19 e delle sue ripercussioni in tutto il sistema carcerario, sino ai disordini prodottisi in alcune case circondariali, compresa quella di Bologna, con la presente vorrei avanzare la proposta di trasformare l’insieme delle attività rieducative (dalla didattica, ai laboratori), almeno in via provvisoria finché non sarà possibile ripristinare le varie attività dentro il carcere, in una trasmissione radiofonica per i detenuti. 


Un sondaggio informale tra alcuni operatori (educatori, insegnanti, volontari, assistenti spirituali) ha registrato interesse verso questa modalità, che intende semplicemente adattare al carcere quanto si sta facendo per le lezioni a distanza del sistema scolastico inferiore e superiore. Si è quindi pensato, sia con Ignazio De Francesco che ha già avviato il laboratorio “Constitutions on air” sia con i volontari AVOC che da settembre scorso stanno procedendo con il progetto di scrittura/lettura “Ponte di Fiabe”, di registrare una serie di podcast delle rispettive attività proponendo a una radio locale di mandarle in onda, in modo che possano essere ascoltate dai detenuti che desiderano proseguire la formazione educativa e le attività che hanno iniziato. 


Questa proposta raccoglierebbe, inoltre, altri vantaggi non trascurabili per la situazione straordinaria in cui ci troviamo:

1) la scelta del mezzo radiofonico, come il più semplice e immediato sia per noi esterni, per favorire una comunicazione a distanza, sia per gli internati per consentire un servizio fruibile in autonomia (basterebbe un apparecchio radio per cella) evitando così le aggregazioni che ad oggi l’emergenza virus non permette.


2) In seconda istanza, si auspica che tale proposta non solo rappresenti la volontà di offrire ai detenuti un seguito ai programmi e alle attività educative, ma anche la possibilità di ripristinare una “vicinanza a distanza” indispensabile in questo momento per mitigare l’isolamento, la paura e la frustrazione dei detenuti.

3) Infine, nel solco delle attività innovative (penso al laboratorio “Una Via” sulla meditazione silenziosa di Pier Cesare Bori, nel 1996) avviate sotto la direzione lungimirante che ha amministrato la Casa Circondariale in questi anni, si aggiunge alla presente anche la possibilità di trovare per tutti questi podcast un modo di pubblicarli e indicizzarli per mantenerli come archivio “al vivo” delle attività rieducative. Questo consentirebbe di far conoscere anche all’esterno la ricchezza della realtà carceraria, favorendo quel canale di dialogo con la cittadinanza a cui questi progetti mirano.


Con l’auspicio che tale proposta possa essere colta da tutti come importante occasione per fare anche noi la nostra parte nell’emergenza nazionale in cui siamo tutti coinvolti, e per il mantenimento della quiete e della salute di tutta la realtà carceraria, dalla direzione agli operatori e insegnanti, dagli agenti a tutto il personale che vi operano, fino ai detenuti che la abitano. In questo senso manifestiamo la responsabilità come volontari di non lasciare sole le istituzioni, ma anzi di porci al servizio per una ricostruzione della comunità all’interno della quale, il carcere – citando Ignazio De Francesco – rappresenta un “quartiere tutto speciale”.

I sottoscritti restano a disposizione per ulteriori informazioni e colloqui. 
Un saluto cordiale.

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