Il progetto: perché una radio per il carcere?

Liberi dentro - Eduradio

È passato oltre un mese da che noi insegnanti, formatori, assistenti spirituali, volontari non possiamo entrare nelle carceri, e la Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna non fa eccezione. Data l’emergenza sanitaria nazionale, tutte le attività che svolgevamo all’interno si sono interrotte il 23 febbraio, e da quel giorno tutto si è fermato. Tutto questo ci ha fatto molto riflettere, spinti da desiderio di non interrompere il servizio culturale, educativo, di assistenza spirituale, nonché il legame interpersonale costruito negli anni, non senza fatica, tra società esterna e ristretti. L’idea è quella di rilanciare l’insieme delle nostre attività attraverso una trasmissione radiofonica per il carcere. In una parola abbiamo deciso di unire le nostre voci per dare voce a un progetto “a distanza”, almeno in via provvisoria finché non sarà possibile ripristinare le varie attività dentro il carcere, che possa arrivare a quanti più detenuti possibile. Proporre un programma radiofonico ci è sembrata, in questo momento, una proposta in grado di raccogliere altri vantaggi non trascurabili per la situazione straordinaria in cui ci troviamo.

Rete promotrice del progetto

Centro per l’istruzione adulti (CPIA); Associazione volontari per il carcere (A.Vo.C); Il Poggeschi per il carcere; Associazione Zikkaron, Cappellania della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna, Garante comunale dei detenuti, Garante regionale dei detenuti.

Dichiarazioni e note sul progetto

“Per la scuola in carcere questo progetto è particolarmente importante perché consente di riattivare una relazione pedagogica che si è interrotta il 23 febbraio 2020. Tutti gli insegnanti carcerari sono impegnati, in questi giorni, nella predisposizione di “pillole di didattica”, micro lezioni coerenti con i diversi insegnamenti (italiano, studi sociali, lingua inglese, matematica e scienze, alfabetizzazione in lingua italiana) della durata di 10 minuti rivolte prioritariamente agli oltre 150 studenti detenuti iscritti ai percorsi scolastici del CPIA metropolitano di Bologna. Non potendo predisporre piattaforme internet per la didattica a distanza abbiamo pensato che la radio potesse essere un canale di comunicazione immediato e alla portata di tutti in grado di veicolare, oltre al
messaggio didattico, la presenza concreta – anche se a distanza – della scuola il cui ruolo, lo ricordo, è determinante nel processo di rieducazione e risocializzazione”.

(Emilio Porcaro, dirigente del Centro per l’Istruzione degli Adulti – CPIA metropolitano di
Bologna).

“Radio, ci facevi ridere, ci facevi piangere. Ci facevi sentire come se potessimo volare. Allora non diventare un rumore qualsiasi di sottofondo. Uno sfondo per ragazze e ragazzi che semplicemente
non sanno o semplicemente non gli interessa e sanno solo lamentarsi quando non ci sei.
Radio, qualcuno ti ama ancora!
Speriamo che tu non ci lasci mai, vecchia amica. Abbiamo bisogno di te come di tutte le cose buone. Quindi rimani perché potremmo sentire la tua mancanza quando saremo stufi di tutte queste immagini. Il tuo momento d’oro non è ancora arrivato”.

(QUEEN, Radio ga-ga)

(p. Marcello Mattè, Cappellano Casa circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna).

“Lo studio è un diritto costituzionalmente garantito (art. 34), ma l’attuale blocco di tutte le attività didattiche in carcere, per fronteggiare l’emergenza sanitaria, rischia di comprometterlo gravemente. Si aggiunga che lo scopo rieducativo è l’unico esplicitamente menzionato dalla Costituzione (art. 27) tra le diverse funzioni della pena. Liberi dentro nasce quindi con il desiderio di dare una “risposta d’emergenza” a un’emergenza culturale, educativa e di assistenza spirituale.
Attraverso lo strumento radiofonico, e in piena collaborazione con l’amministrazione carceraria, si vuole portare nelle camere detentive la voce di insegnanti, volontari, cappellano, eccetera, in una parola le “voci amiche” che accompagnano e orientano al bene la vita quotidiana dei detenuti e delle detenute. La radio sarà un modo di dire: Ragazze/i, noi ci siamo!”

(Ignazio De Francesco, monaco della comunità di Montesole, delegato Diocesi di Bologna per il
dialogo interreligioso, volontario carcerario in particolare per i rapporti con i detenuti musulmani).

“In carcere la comunicazione avviene ancora attraverso strumenti ormai superati come le lettere e i biglietti cartacei. La radio ha rappresentato il primo strumento di comunicazione via etere, ma è tuttora attuale e negli ultimi tempi sta avendo una significativa riscoperta e valorizzazione. La sua forza evocativa è notevole e sa stimolare in chi l’ascolta capacità critica e di riflessione. Per molti detenuti è uno strumento preziosissimo e per tutti noi che da fuori vogliamo continuare a stare loro vicini, un ponte invisibile, ma efficace”.

(Paola Piazzi, Associazione Il Poggeschi per il carcere)

“Perché “Liberi dentro” ……… perché tutto sommato del Carcere mi manca quel confronto schietto e faticoso con e tra persone che stanno cercando una strada e perché con tanta presunzione spero di mancare un poco anche io al Carcere. Allora un programma radio dedicato può essere un modo di raccontarsi, di farsi presenti, di portare delle istanze quando sono giuste ed equilibrate, di essere una voce libera, sincera e onesta, di dire progettiamo assieme un futuro dove non ci sia spazio per
la violenza e che sia di tutti ma veramente di tutti e per tutti…insomma un luogo dove per chiunque sia bello sintonizzarsi per sapere di non essere solo”.

(Roberto Lolli, presidente Associazione A.Vo.C).
Per approfondimenti:

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