29 settembre 1944 – Monte Sole: Eduradio incontra un “giovane vecchio” Ferruccio Laffi

Liberi dentro - Eduradio, osservatorio carcere

29 settembre 1944 – Strage nazista di Marzabotto (76 anni fa): insieme ai ragazzi di “Constitution on air”, la nostra rubrica fissa di costituzioni in carcere a cura dei ragazzi de Il Poggeschi per il carcere in onda su Liberi dentro -Eduradio, siamo saliti a Monte Sole per intervistare questo giovane vecchio, Ferruccio Laffi, di 92 anni, sopravvissuto all’eccidio nazifascista. Lo abbiamo incontrato in un luogo di preghiera dove la furia delle truppe compì quella che è ricordata tuttora come una delle più crude ad aver insanguinato il nostro Appennino (760 le vittime). Quella che ha in mano Ferruccio è la foto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrato in occasione della commemorazione delle stragi di Ustica e di Bologna il 30 luglio scorso…ed ecco cosa dice di lui.

Ferruccio Laffi, sopravvissuto all’eccidio di Marzabotto (1944)

Con questa intervista e a seguire con l’intervista a mons. Matteo Zuppi, che andranno in onda integralmente il 4 ottobre su Radio città Fujiko alle ore 18.00, sospendiamo temporaneamente le nostre trasmissioni del programma Liberi dentro – Eduradio andate in onda dal 13 aprile scorso. La trasmissione è iniziata in piena pandemia da Covid-19 con l’intento di abbattere le distanze tra società dei liberi e popolazione ristretta in un momento storico straordinario in cui, per diverse ragioni soprattutto sanitarie, le carceri sono sembrate essere tornate indietro di cent’anni fa…ovvero a quando nessuno entrava e pochi uscivano dai quei luoghi di isolamento. Con il passare degli anni la storia ci ha insegnato che per il benessere delle persone detenute, per compensare il loro senso di solitudine e, a volte, di rabbia verso una società che sembra non dare loro opportunità di recupero, l’ingresso non solo dei propri familiari ma anche degli insegnati scolastici, dei volontari e degli operatori spirituali è fondamentale per garantire loro un senso di vicinanza e di agganciamento sociale. Questo garantisce un calo sensibile anche delle recidiva e, grazie all’incredibile lavoro dei mediatori e dei volontari, anche un recupero dei legami familiari spesso interrotti bruscamente durante e dopo la carcerazione.

L’augurio che tra noi, all’interno della redazione fuori, condividiamo a partire dalla rete di partners che hanno sostenuto questa iniziativa, è che in carcere si “ritorni” come volontari, assistenti, insegnanti, mediatori a operare oltre quelle mura: ognuno magari alla propria attività, ma sempre mantenendo un contatto anche con la cittadinanza che rimane lo spazio sociale verso cui ogni persona detenuta deve tendere ai fini del proprio percorso di reinserimento sociale. In questi sei mesi con Liberi dentro Eduradio abbiamo voluto essere non solo la radio che parla al carcere e alla città, ma anche una trasmissione innovativa per narrare la pandemia che ha ‘liberato’ idee e buone pratiche e che è stata uno spartiacque, un evento drammatico, ma anche un evento per radunare nuove idee e nuove forze in ambito sociale. A partire da quanto successo, desideriamo con voi continuare a riscrivere la storia sulle ‘nostre prigioni’.

Buongiorno presidente! | Eduradio incontra Mattarella

Liberi dentro - Eduradio, osservatorio carcere

In occasione delle stragi di Ustica e Bologna

Giovedì 30 luglio, in occasione dell’anniversario delle stragi di Ustica e di Bologna la visita in città del presidente Sergio Mattarella che, prima della messa in cattedrale e delle visite alla stazione centrale e al Museo della strage di Ustica, ha incontrato alle ore 10.45 in arcivescovado il vescovo Matteo Zuppi e una piccola rappresentanza redazionale del nutrito gruppo di Liberi dentro – Eduradio.

Per l’occorrenza la redazione ha deciso di rivolgere al presidente Mattarella un presente (un volume dedicato alla figura storica di Giuseppe Dossetti) accompagnato da una lettera di saluto e descrizione delle finalità della trasmissione radio-televisiva per il carcere e la cittadinanza che porta avanti dal 13 aprile.

La lettera è stata controfirmata dai rappresentanti della rete di realtà bolognesi che da anni opera presso il carcere della Dozza e che sostiene il programma radiofonico. Oltre alla delegazione Eduradio erano presenti suor Agnese della Comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, residente a Monte sole (Marzabotto) e Ferruccio Laffi, testimonianza storica, sopravvissuto alla strage di Marzabotto.

Di seguito il testo della lettera al presidente Mattarella.

Egregio Presidente,

siamo un gruppo di operatori e volontari carcerari venuti ad accoglierLa oggi, e desideriamo innanzitutto ringraziarLa per la sua visita a Bologna in questi anniversari così importanti per la città e l’intero paese e per il Suo prezioso, anzi decisivo servizio a garanzia della vita democratica della Repubblica nel rispetto dei valori e dello spirito della nostra Costituzione. In tale occasione ci è caro farLe un piccolo dono che propone una ricostruzione del passato che forse ha qualche cosa da dire al nostro oggi: si tratta di una breve biografia di Giuseppe Dossetti che – ci piace qui ricordare – ha incrociato in momenti molto significativi Suo padre Bernardo e che crediamo parli ancora alla vita e alle coscienze degli italiani attenti alla costruzione di una vita sociale più giusta e alla ricerca di una democrazia sostanziale.

In continuità con tale percorso biografico animato dalla ricerca incessante di una attenzione fattiva verso i poveri e verso coloro che sono impediti di sviluppare adeguatamente la propria personalità e creatività, vorremmo raccontarLe qualcosa dell’iniziativa da noi avviata, locale e piccola, ma che speriamo capace di futuro: Liberi dentro – Eduradio. Avviata il 13 di aprile scorso, in piena emergenza covid-19, Liberi dentro è una trasmissione radiofonica di informazione, didattica e cultura per il carcere e la cittadinanza, ideata per rivolgersi anzitutto ai detenuti della Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna. Va in onda da allora regolarmente su una rete radiofonica locale (Fujiko 103.1) e su una tv regionale (Rtr 292).

Tutto è partito all’indomani del blocco delle attività didattiche, rieducative e di assistenza spirituale in carcere, il 23 febbraio scorso, con una lettera aperta alle istituzioni per proporre l’idea di usare il canale della radio al fine di mantenere quella «vicinanza a distanza indispensabile in questo momento per mitigare l’isolamento, la paura e la frustrazione dei detenuti». Da questo primo appello è emerso un progetto condiviso: il programma unisce infatti le voci degli insegnanti del Centro per l’istruzione adulti del carcere (CPIA metropolitano), delle associazioni di volontariato AVoC e Poggeschi per il carcere, e di diversi rappresentanti delle fedi, non solo della Chiesa di Bologna (nella persona del Vescovo e del Cappellano carcerario) ma anche della comunità islamica. Il tutto con il
sostegno cordiale dei Garanti dei detenuti (regionale e comunale) e di tante altre realtà, e in pieno accordo con le autorità carcerarie. Gradualmente l’iniziativa si sta sviluppando a livello regionale, con coinvolgimento di operatori e volontari carcerari in case circondariali come Ferrara, Modena e Parma. E chissà che cresca anche a livello nazionale. La sfida è la “trasformazione” della radio/tv, unico apparecchio tecnologico ammesso nelle camere di detenzione, in strumento del progetto rieducativo.

Nell’occasione voglia gradire, Egregio Presidente, i nostri più cordiali saluti

Stefania Armati, Centro per l’Istruzione degli Adulti BO
M. Caterina Bombarda, Redazione Eduradio
Ignazio De Francesco, Piccola Famiglia dell’Annunziata
Roberto Lolli, AVoC
Marcello Mattè, Cappellano Casa Circondariale BO
Paola Piazzi, Poggeschi per il carcere

Bologna: l’appello di una guardia penitenziaria

osservatorio carcere, Senza categoria

Siamo preoccupati per noi e per i detenuti

Il drammatico appello è uscito su La Repubblica nella giornata di sabato 21 marzo, quando ancora la notizia del contagio da covid-19 riguardava tre sanitari e almeno una guardia penitenziaria in servizio al carcere della Dozza. Ma nella giornata di lunedì 23 marzo, sempre Repubblica, riportava la notizia che gli operatori sanitari malati in servizio al carcere sarebbero già diciannove su trenta. Sono numeri che fanno temere il peggio, nonostante al momento la notizia non sia stata ancora confermata né dall’Ausl di Bologna né dalla direzione del carcere. Di seguito la trascrizione della video intervista contente la denuncia di un agente della penitenziaria.

Coronavirus: l’appello dei detenuti

osservatorio carcere

Dopo il blocco di ogni attività didattica e rieducativa, dopo le limitazioni disumane imposte ai detenuti a seguito dell’allarme coronavirus, dopo l’ondata di rivolte che ha toccato – oltre 50 gli istituti di pena coinvolti – le carceri italiane… Ora la parola passa a loro. E quel che è più grave è che nessuno, proprio nessuno di noi come società esterna – preoccupati, anche noi, della minaccia della pandemia, ma non al punto di gettare il nostro sguardo proprio là dentro, nelle carceri, dove tutti i giorni si misura la “febbre” dei nostri diritti riconociuti/negati – gliel’abbia data quella parola per dare voce anche a loro, che autodefinendosi “gli ultimi” della società, la “discarica umana”, rivolgono questo appello accorato alle istituzioni e a papa Francesco. Una voce da dentro, e tuttavia fuori le righe, da cui forse avremmo qualcosa da imparare… Perlomeno, un domani, quando le tempesta sarà passata e allora dovremmo guardarci indietro e pensare a quello ci siamo lasciati alle spalle o che, semplicemente, non abbiamo voluto vedere.