Sabato 3 ottobre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Ignazio De Francesco; Alberto Milani (AVOC); Serena Dibiase; Serena Vece; Daniele Simonazzi; Marcello Mattè; Olga Nieddu (ostetrica Ausl Bologna); Irene Fioresi (CPIA Ferrara).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Oggi, sempre le continuare il nostro servizio di informazioni, che vuole fungere anche da punto di consiglio/ aiuto /assistenza diritti tra salute e lavoro, tocchiamo un tema che sta molto a cuore alla popolazione ristretta: le esigenze previdenziali dei detenuti, ovvero i diritti alla pensione e agli assegni familiari in base alla mansione e al lavoro che i detenuti hanno svolto e svolgono o svolgevano prima della carcerazione. Servizi che ci sono presenti presso l’ufficio dei mediatori culturali dove poter inserire le vostre domandine per il patronato con la motivazioni per cui è richiesto questo servizio. Qui con noi c’è Alberto Milani, storico volontario Avoc oramai da 20 anni che ci racconta quello che è il suo servizio di volontariato da anni…e vi chiederete: facendo cosa? Cercando di capire chi tra i detenuti ha diritto alla pensione, soprattutto in base anche alle invalidità. Continuiamo con un’altra ospite a distanza che ci parla dalla città di Ferrara: Irene Fioresi, insegnate del centro per l’istruzione degli adulti presso la casa circondariale Costantino Satta.

Ancora: c’è lo sport con Serena Vece, palleggiatrice Serie A Femminile, e la spiritualità per tutti con il cappellano della Dozza Marcello Mattè. E poi la parola a Serena Dibiase che a proposito del rapporto di genitorialità e carcere ci propone una lettera, questa volta una biografia molto forte da molto lontano, dalla Colombia fino al carcere di Rebibbia: la storia di Solidad.

Proseguiamo con la Promozione della salute a cura dell’Ausl di Bologna che opera all’interno della casa circondariale Dozza, per occuparci oggi di una parte della popolazione detenuta che più si trova per così dire vincolata e sofferente sul piano della salute nella condizione di detenzione, ovvero le donne il cui corpo è racchiuso in una condizione di fragilità all’interno di contesto propriamente “fatto da uomini e concepito per gli uomini” come abbiamo detto tante volte in radio con numerosi ospiti che operano all’interno delle carceri. Oggi qui con noi, intervistata da Agnese Drusiani, c’è Olga Nieddu, ostetrica dal 2003, si è occupata per tanti anni di parti e travagli all’ospedale maggiore, di gravidanze a rischio; attualmente si occupa di adolescenti presso lo Spazio Giovanj, di promozione della salute anche presso le scuole medie e superiori, IVG, contraccezione, gravidanze di giovanissime e per il carcere si occupa della prevenzione e dello screening dei tumori del collo dell’utero e delle gravidanze iniziali.

Infine l’intervista a un ospite speciale direttamente da Reggio Emilia: don Daniele Simonazzi, cappellano dell’Opg, l’ospedale psichiatrico giudiziario, di Reggio Emilia, dove sono rinchiusi coloro che si sono macchiati di atroci delitti e che sono stati ritenuti non in grado di intendere e di volere dalla giustizia.

Domenica 20 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: dott. Federico Boaron (medico psichiatra) e Agnese Drusiani; Elisabetta (AVOC); Marcello Mattè; Serena Dibiase; Fabrizio Mandreoli; Claudia Clementi (direttrice carcere Bologna).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Anche questa sera proseguiamo con l’itinerario della rubrica Promozione salute con cui apriamo ora con un nuovo ospite intervistato dalla nostra Agnese Drusiani, educatrice professionale presso il carcere della dozza. Lui è il Dottor Federico Boaron, medico psichiatra, direttore dell’unità operativa di psichiatria forense e responsabile sanitario della rems di Bologna. Si occupa in particolare del rapporto tra psichiatria e giustizia coordinando la equipe psichiatrica del carcere e della Rems.

Poi è il momento dei nostri volontari dell’Avoc, associazione storica di volontari per il carcere che esiste oramai da diversi anni, dal 1993, e che ha come obiettivo quello di migliorare la vita dei detenuti, di favorirne il recupero e il reinserimento sociale. I volontari di questa associazione sono molto conosciuti dai detenuti e dalle detenute del carcere di via del Gomito perché oltre all’aiuto materiale, ove possibile, i membri A.Vo.C tengono colloqui di sostegno psicologico, creano occasioni culturali e soprattutto tentano di riannodare i fili spezzati tra i detenuti e le loro famiglie. L’Associazione dunque non fa parte di nessuno schieramento politico, è composta da credenti e non credenti ed ha un unico intento : offrire assistenza morale, materiale e psicologica ai detenuti, ex detenuti ed alle loro famiglie. Il volontariato nel carcere, infatti lo ricordiamo, è servizio al detenuto nei suoi diritti fondamentali:diritto alla vita: fisica, morale, intellettuale, spirituale; diritto alla famiglia: nel vivere gli affetti familiari, nel garantire un doveroso rapporto e la vicinanza con la stessa, al fine di mantenerla unita; diritto a vivere in comunità: ogni persona è fatta di rapporti con gli altri uomini, vive un dato contesto sociale, partecipa ed è corresponsabile alla gestione della comunità in cui vive. Il detenuto, invece, è radicalmente isolato da ogni responsabile contesto sociale; diritto al protagonismo: ogni uomo come tale è libero nel determinare le proprie scelte, nel vivere la propria vita. Pensiamo alla spersonalizzazione che genera il carcere, alla passività, ecc.

Sempre a proposito di diritto alla famiglia, a seguire ci sono le corrispondenze dal carcere con Serena Dibiase che ci legge una lettera di una detenuta, Francesca, a proposito delle “visite” in carcere da parte dei parenti più stretti. Poi ancora la spiritualità con Marcello Mattè, e Fabrizio Mandreoli con la prima tappa di un viaggio-studio con i giovani nelle terre calabresi.

Proseguiamo con l’intervista a Claudia Clementi, che si trova alla direzione della Casa circondariale di Bologna dal 2013 dopo la direzione di Ione Toccafondi. Marchigiana di origine, nata ad Ascoli Piceno, ha una laurea in giurisprudenza e una specializzazione in criminologia. Dopo il concorso vinto nel ’95, Clementi è al lavoro dal 1997: la sua carriera è iniziata ad Asti, è proseguita ad Alessandria, poi a Torino. Nel 2008 le è stato affidato il carcere di Pesaro, e adesso da 8 anni anche la Dozza di Bologna, il carcere costruito nell’84 che in fase di precovid contava corca 850 detenuti.

Al termine di questa puntata, presentiamo un piccolo libro arrivato in omaggio da chi l’ha scritto e curato: si tratta di Gabriella Mazzotti, una volontaria presso la sezione femminile della casa circ. di Forlì, unica della Regione dove Gabriella con l’Associazione linea rosa, da anni svolge svariati progetti e iniziative. Titolo di questo libro è Il quadrifoglio di Holly storie di donne dal carcere della Romagna: un piccolo libro in cui sono raccolte insieme le storie delle donne detenute in questo carcere con l’obiettivo di cercare attraverso le loro storie di vita, le loro parole, di far comprendere specialmente a chi è fuori che chi è recluso/a – in questo caso – sta già pagando per il reato commesso e che non per questo bisogna sospendere le attività.

Domenica 13 settembre

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Orietta Venturi (assistente sociale); Danila Griso (AVOC); Marcello Mattè; Serena Dibiase; Massimo Parisi (DAP Roma).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Come preannunciato sabato scorso, abbiamo sul nostro programma l’onore di avere inserita nel nostro cartellone una nuova rubrica di “Promozione salute” a cura dell’AUSL di Bologna che opera all’interno della Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna. Per noi di Eduradio è importante, infatti, non solo fare didattica, cultura e informazione per il carcere e la cittadinanza, ma anche parlare di “servizi”, di “diritti” e di tutto ciò che può essere utile alla vita di chi si trova temporaneamente dentro le mura carcerarie. Per cui oggi, dopo aver ascoltato le ultime due puntate scorse sul servizio sanitario e sulla prescrizione dei farmaci all’interno del carcere, continuiamo il nostro percorso salute sul tema comunità e percorsi alternativi per la cura delle tossicodipendenze. E lo facciamo con una nuova ospite: Orietta Venturi, assistente sociale del dipartimento di salute mentale, che lavora in carcere dal 93 ed è coordinatrice dell’equipe Servizio per le tossicodipendenze (SERT) in carcere e anche collaboratrice negli ultimi anni con l’equipe di salute mentale.

Poi continuiamo sulle nostre onde con una notizia fresca che ci viene proprio dalla nostra redazione: perché proprio ieri sera, 12 settembre, con una piccola delegazione di Eduradio abbiamo parlato del nostro progetto finalmente in una conferenza dal vivo, ospiti a Faenza che come altre città già dall’estate ha cominciato le proprie trasmissioni per il carcere e la cittadinanza grazie alle sinergie che si sono create con noi e al coinvolgimento di varie associazioni giovanili tutte molto attive sulla città. Proseguiamo poi con la spiritualità laica con Marcello Mattè e con Danila, storica volontaria dell’Avoc per la rubrica “un’estate di letture”; per passare poi alla lettera di Giulia dal carcere della Giudecca (a cura di Serena Dibiase) sul tema: carcere e maternità.

Infine, chiudiamo con un’intervista che prende le  mosse da un progetto educativo “Religioni per la cittadinanza” realizzato tra gennaio e giugno 2019, rivolto ai detenuti del penale e dell’alta sicurezza. Ciò che è scaturito da questo studio è una ricerca qualitativa sull’emersione della religiosità in detenzione, analizzandone le potenzialità e le criticità. Lorenzo Stanzani, regista bolognese, ha documentato l’intera esperienza in un film intitolato “Nel bene e nel male – Dio in carcere”. Quella che ascolterete è un pezzo di intervista a Massimo Parisi, direttore generale del personale del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP) e dal 1993 vice-direttore nel carcere di Milano Opera (ha servito poi come di direttore a Sondrio, Voghera, Monza, Milano Bollate, e infine come Provveditore Regionale alla Calabria). Al nostro ospite abbiamo chiesto di parlarci a partire dalla sua estesa ed approfondita conoscenza delle problematiche carcerarie, a proposito del nodo del ruolo della dimensione religiosa nella condizione detentiva.

Venerdì 28 agosto

Liberi dentro - Eduradio Regione E-R

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4° puntata Eduradio da Modena: oggi siamo in compagnia dello scrittore Ugo Cornia, poi dei tamburi lontani dalla Cina per parlare degli Uiguri, minoranza etnica di turcofona di religione islamica residente nello Xinjiang perseguitata dal governo cinese. Infine chiudiamo con il cappellano ortodosso dell’Istituto Sant’Anna di Modena Giorgio Arletti con una riflessione sul rito ortodosso.

Domenica 23 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Luca Orioli (Comunità Papa Giovanni XXIII); Claudia Tresso e Ignazio De Francesco; Marcello Mattè; Associazione Avoc; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Partiamo anche oggi da un tema specifico che sta molto a cuore a chi si trova in particolari condizioni e per questo necessita di aiuto e accoglienza. Sto infatti parlando delle comunità di accoglienza per capire insieme non solo come funzionano e  come richiedere aiuto, ma anche sapere come funziona il percorso di recupero all’interno e chi può fare domanda. Quindi con me oggi c’è Luca Orioli, referente dell’ambito carcere di una comunità che è oramai una realtà internazionale –  che opera attraverso centinaia di case famiglia e di accoglienza in Italia ed in 45 paesi nel mondo –  che però è anche locale qui a Castelmaggiore nei pressi di Bologna, ed è la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi. È una comunità riconosciuta dalla Santa Sede, formata da credenti laici il cui impegno è quello di condividere ogni giorno la propria vita con chi per diverse ragioni si trova a vivere in condizioni di marginalità sociale. Quindi Luca, mi aggancio subito su questo, perché tra i vari e vasti ambiti di intervento della Comunità Papa Giovanni XXIII c’è anche il Servizio Carcere, un’incontro con le persone detenute per aiutarle nel loro percorso di reinserimento in società, combattendo il peso dello stigma che portano addosso. Come può un detenuto/a fare domanda e chiedere di incontravi e accedere ai servizi che offrite?

Poi proseguiamo con l’intervista che Ignazio De Francesco ha fatto a Claudia Tresso, linguista ed esperta di lingua araba, che ha tradotto per Edizioni Einaudi l’opera “I Viaggi di Ibn Battuta”. Proseguiamo con un momento di pillole di spiritualità laica, per tutti con il nostro cappellano del carcere Marcello Mattè, e poi ancora, con il laboratorio di lettura e scrittura in carcere a cura dei volontari dell’Avoc.

Chiudiamo e ci salutiamo con la nostra rubrica di teatro Radiodramma, dove ascolteremo lo spettacolo riadattato per la radio a firma della compagnia la compagnia Maniaci d’Amore, intitolato “La casa non vuole”. Abbiamo visto che si tratta della storia di una strana coppia di angeli, Lucenza e Clodo, caduti sulla terra in cerca della felicità… ma che si ritrovano, come gli umani a vivere in una cosa dove l’accumulo di oggetti pian piano pare consolare la loro ricerca di senso nella vita. Qui con loro oggi ci troveremo in un dialogo sul tema del nostro “stare”, del nostro vivere, del nostro rapporto con la consolante confusione delle cose e degli oggetti di cui ci contorniamo e che ci sembrano così importanti da non volere abbandonare…ma come dice Lucenza qualcosa di “inutile” da buttare per fare spazio ad altre cose, quelle sì , quelle importanti c’è sempre.

Ferragosto interreligioso: messaggio islamo-cristiano ai detenuti della Dozza

Liberi dentro - Eduradio

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Messaggio di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna

Carissime/i, innanzitutto buona festa dell’Assunta. Per qualcuno è “San Ferragosto”, una specie di festa civile sacra per cui qualcuno va fuori, le nostre famiglie si ritrovano e lo sentiamo anche come giorno di grande vicinanza anche se purtroppo non possiamo manifestarla ed esserci come vorremmo. Questo ci fa soffrire un po’ ma è una sofferenza che possiamo vincere mandando qualche messaggio, mostrando tanta attenzione e soprattutto vincere cambiando perché quanto prima possiate vivere con gioia insieme alle vostre persone care, questo è anche il mio augurio. Credo che è una delle riflessioni più importanti che stiamo facendo, che state facendo: far soffrire qualcuno è perché voi soffrite, ma chi vi vuole bene soffre anche perché forse per certi versi anche più di voi, e questa sofferenza ci deve aiutare a dire “Basta, cambio! Voglio essere diverso, non accetterò mai di dividermi”. Ci si divide quando poi alla fine si pensa o si finisce per fare delle cose che fanno del male a se stessi in primo luogo ma – ed è ancora più grave – alle persone che ci vogliono bene.

È una festa importantissima quella dell’Assunta che celebra Maria la madre di Gesù, una donna umile tutt’altro che “importante”: quando l’angelo va da lei a Nazareth e le dice “Guarda tu sei piena di grazia, tu darai alla luce un figlio che sarà Gesù” e lei era stupitissima: “Io? A Nazareth?”. Nazareth, sapete, è un paese talmente piccolino nella montagna della Galilea, che era la regione più periferica di Israele, che non ci stavano nemmeno nelle mappe dell’epoca. Nemmeno era segnata Nazareth, tanto era così piccola e poco importante. E Dio non cerca le persone più importanti, grandi, quelle che si credono chissà chi ma le persone umili, le persone che gli aprono il cuore, le persone così come sono, le persone anche con tante ferite, con tante difficoltà, ma che gli aprono il cuore. Perché al Signore interessa il cuore, non interessa quello che sta intorno ma quello che c’è dentro: perché è lì il problema nostro! Poi aggiustiamo quel che c’è fuori ma la prima cosa che interessa al Signore, ma che ci interessa anche per davvero, siccome poi quello che c’è fuori si può inventare di tutto ma è quello che c’è dentro è quello che cambia per davvero.

Ecco, Maria muore come tutti gli uomini, come Gesù. E la fede della Chiesa, che poi è diventato un dogma, una certezza, vuole che Maria quando muore viene presa dal Signore e, appunto, assunta in cielo, portata in cielo. E c’è un’immagine che voglio farvi vedere, un’immagine bellissima che mi fa tanto commuovere, perché noi siamo abituati a vedere tante immagini di Madonne che raffigurano Maria con suo figlio, con il bambino e Maria che fa nascere Gesù. E’ questa una fede bellissima di Dio che diventa come me, che diventa uomo, e diventando uomo diventa vulnerabile, debole, muore!

E se c’è una cosa sicura quando uno nasce è che poi c’è anche la fine. E lui scegliendo di nascere, Dio con Gesù, vuol dire anche che si fa tanto amico nostro che sceglie anche di affrontare la vita come noi. Infatti non vive da superuomo ma vive da uomo vero, e la vita di Gesù è la vita da uomo vero che vuoi bene, che va incontro agli altri, che perdona, che dà la vita per gli altri! Quello che dobbiamo fare anche noi. Quando Maria muore, alla fine della sua vita succede questo: ed è questa immagine davvero così commovente in cui – vedete – è Gesù che prende con sé Maria piccola, la prende – e vedete Maria che è quasi un pò intimorita – per portarla in cielo. Sarebbe per farla nascere al cielo: perché per i cristiani la morte è la nascita all’altra vita. Maria ha dato la vita sulla terra, Gesù fa nascere dal cielo e ci fa nascere al cielo anche già qui, perché quando prendiamo sul serio Gesù diventiamo nuovi, possiamo cambiare, ci dà speranza, ci fa nascere tanti sentimenti importanti belli di amore verso gli altri.

Poi al termine della nostra vita Gesù fa così con noi come ha fatto con sua madre, quella che ha creduto nell’adempimento della Parola cioè la prima che ho detto “sì” a Dio che si è fatto uomo, che l’ha seguito fin sotto la croce e che quando muore il Figlio non l’abbandona ma la prende con sé e la porta perché nasca alla vita del cielo. Ecco, questo è anche la nostra fede e anche la bellezza della nostra vita. Sappiamo che Gesù non ci lascia soli e pensiamo a due cose: la prima, a tutti quanti quelli che stanno in cielo perché Maria – la prima dei cristiani – che Gesù ha portato (ed è questo è il privilegio di sua madre che la porta direttamente in cielo con tutto il suo corpo, come l’abbiamo visto nella raffigurazione: questo mosaico bellissimo che sta a Roma nella chiesa in cui ero parroco a Trastevere.

Ma questo il Signore lo può fare anche con le nostre persone care che tutti noi abbiamo e che sono in cielo, e allora pensiamo che stando con Maria vengono accolte dal Signore che ci vuole portare in cielo. E l’altra cosa è questa: lasciamoci tirar su! Assumere vuol dire così, può significare: “ti assumo”, ti prendo a lavorare con me, oppure “ti assumo, ti sollevo”. E Gesù ci prende un po’ lavorare con lui, lasciamoci prendere a lavorare con lui: è il lavoro più bello che c’è perché ci dà tanta soddisfazione aiutare Gesù a voler bene agli altri. E poi, lasciamoci tirare su: qualche volta siamo proprio giù, ci sembra che vada tutto storto e che ormai non si possa fare più niente. Credo che invece sentiamo, pensando a Maria assunta in cielo, sentiamo che il Signore tira su anche noi e continua a darci fiducia.

Ma noi diciamo “Io l’ho combinata che più di così non potevo! Ho fatto pure del male a mia madre!”, qualcuno di noi è riuscito a far male pure alle persone che amava! E in un qualche modo è ovvio che facendo il male, lo facciamo anche alle persone che amiamo, ma il Signore vince il mare con l’amore e ci continua tirare su perché ci vuole bene e perché vuole che la nostra vita qui, e dopo la vita, finisca in cielo. E allora buona Assunta, e un pezzetto di questo cielo comincia quando sentiamo quanto il Signore ci voglio bene e anche quando impariamo a voler bene agli altri nelle cose piccole come nelle cose grandi. Buona festa, tanta fiducia e sentiamo quanto il Signore ci tira su dalle nostre difficoltà perché ci vuole bene e vuole un futuro anche per noi.

Messaggio di Rosanna Maryam Sirignano, esperta di studi islamici e autrice de “La mia Siria – l’umanità che resiste”

Il 15 agosto è un giorno di festa per tutti i cittadini e le cittadine italiani. Concerti, eventi culturali, gite con la famiglia, semplici passeggiate, relax a casa. Molti prendono questa giornata come una festa, una pausa nella pienezza dell’estate, che si accinge a fare spazio all’autunno. Quest’anno viviamo questa giornata dopo una dura prova, quella del lockdown, quella della malattia, della paura, dell’incertezza. Rivolgiamo dunque un pensiero e una preghiera a chi ha sofferto e a chi ha lasciato questa vita durante questo incredibile 2020.

Il 15 agosto ricordiamo è per i fedeli cristiani cattolici il giorno dell’assunzione di Maria, madre di Gesù. Per le strade delle nostre città si vedono spesso sfilare uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine dietro una statua o un’immagine della Vergine Maria. Da credente musulmana, faccio i miei auguri ai fratelli e alle sorelle cristiani, che grazie alle loro celebrazioni ci riconducono ad un legame forte e profondo con Maria, Maryam nel Corano. Maryam, madre di Gesù nel Corano ha un ruolo importantissimo, è stata elevata da Dio ad una purezza superiore rispetto alle altre donne; i racconti che la riguardano hanno molteplici significati che si rinnovano di anno in anno, di generazione in generazione, conducendoci a scoprire una fede rinnovata. Maryam è definita as-siddiqa, colei che dice sempre la verità, ma anche colei che ha una fede incrollabile.

Le immagini di Maria, della Madonna finemente realizzati da artisti di tutti i tempi per i luoghi di culto cristiani, mi accompagnano da quando sono bambina. Lo stesso vale per le immagini che alcuni conservano nel portafoglio o espongono nelle case. Da italiana è impossibile sfuggire a questa immagine e da donna è facile scorgere il proprio riflesso in questa immagine che parla del bisogno universale di sentirsi accolti, amati nella dolcezza. Vivendo in un paese dove chiese e opere d’arti cristiane abbondano ci si potrebbe sentire soli, privi di punti di riferimento, una minoranza, come spesso si sente dire. È un po’ come vivere in un paese straniero di cui non si conosce la lingua. All’inizio è complicato, le parole sembrano suoni senza senso, le persone sembrano anni luce lontani da noi. Poi ci si accorge che le parole non sono tutto, esistono altri linguaggi che hanno bisogno di attenzione e cura per essere compresi: ci sono i gesti, ci sono gli sguardi. Poco alla volta si imparano anche le parole e si diventa più ricchi. Le religioni sono i diversi linguaggi spirituali in cui ci esprimiamo.

Vivere la propria fede in costante dialogo con le altre persone ci arricchisce, se siamo pronti allo sforzo dell’incontro, della ricerca e scoperta di un linguaggio comune. Ecco, come la celebrazione dell’assunzione di Maria, può essere di beneficio per i musulmani: il 15 agosto insieme ai fratelli e le sorelle cristiani abbiamo la possibilità di meditare sull’importanza di Maria nel Corano, come esempio di credente puro, come esempio di pazienza e di fiducioso abbandono a Dio, esempio di virtù e di umanità. Maria/Maryam è la donna che unisce mondi diversi, che fa emozionare credenti cristiani e musulmani, che oltrepassa i confini delle religioni e parla a tutti. Oggi Maria/Maryam, la donna che nel Corano partorisce sola, lontano da tutti, ci sussurra che non c’è motivo di aver paura, che siamo forti e coraggiosi, più di quanto pensiamo. La donna che in preda alla disperazione invoca Dio, ci ricorda che c’è sempre tempo di rifugiarsi nella speranza, la donna a cui Dio dolcemente risponde, nutrendola di datteri e acqua nel momento del parto, ci racconta che prima o dopo arriveranno gioia e conforto, la donna che risoluta affronta il giudizio della gente, ci riporta al centro di noi stessi, alla Bellezza e alla Verità celati nel cuore di tutti.

Auguri a tutti e tutte per il 15 agosto, che possa essere un giorno di gioia, di riflessione e meditazione, nel cammino comune di pace e dialogo, come persone, come cittadini, come credenti e persone spirituali, affinché possiamo costruire un vivere armonioso in uno stesso territorio, tutti insieme per lo stesso obiettivo: il bene comune.

Giovedì 13 agosto

Liberi dentro - Eduradio Regione E-R

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Seconda puntata Eduradio da Modena: iniziamo con Paola Cigarini che ci fa fare un assaggio dell’estate modenese con un tuffo nella musica della band Lo Stato Sociale in tour con lo spettacolo Capitalismo magico. Poi la rubrica tamburi lontani per parlare del popolo dei Rohingya in fuga dal Myanmar, infine guardiamo oltre con il cappellano del carcere don Angelo sul tema della fede.

Domenica 26 luglio

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Marco Bontempi (sociologo); don Giovanni Nicolini; Associazione AVOC; arcivescovo Matteo Zuppi; Fabrizio Mandreoli; Compagnia teatrale Maniaci d’Amore.

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Riprendiamo il filo della puntata di oggi riportandovi a quanto ci siamo detti ieri in apertura di puntata dove, con ospite il sociologo Marco Bontempi, abbiamo parlato di un argomento che ci riguarda davvero tutti sia dentro che fuori dal carcere, ovvero i conflitti interpersonali, i cosiddetti litigi. Sappiamo che negli ultimi anni i conflitti e le tensioni tra detenuti italiani e detenuti immigrati sono cresciuti tanto che la direzione del carcere ha deciso la separazione organizzando lo spazio carcerario su base etnica sperando in questo modo controllare meglio la situazione. Ma sappiamo anche però che radunare una sola etnia nello stesso spazio non vuol dire assenza di conflitti, perché le differenze esistono anche tra persone provenienti dallo stesso paese. Dunque si potrebbe dire che ciò che accade in un contesto di privazione di spazi, e di libertà personale, quale è il carcere, dove si misura ogni giorno la lontananza da ogni dimensione affettiva (famiglia, coniuge, figli, parenti, amici) questo si traduce poi in stati depressivi, in aggressività e/o autoaggressività verso se stessi. E allora come fare? Forse bisognerebbe interrogarci sul perché e sul come si arriva a questo tipo di scontri  Abbiamo qui di nuovo con noi la voce in radio di Marco Bontempi per parlarci di questo e darci alcuni consigli a portata di mano….

Continuiamo con un altro ospite, più vicino da Bologna, Giovanni Nicolini prete che da anni si occupa e segue il percorso di reinserimento delle donne detenute al carcere della Dozza. Coadiuvati da Ignazio De Francesco, gli abbiamo chiesto di raccontarci il mondo della donna all’interno di una istituzione così maschile e maschilista, come appunto il carcere. Sempre sulle detenute, un’altro sguardo lo offre oggi il nostro arcivescovo Matteo Zuppi che ha rivolto un messaggio dedicato a loro a partire dal Vangelo.

Ancora: le rubrica “Un’estate di letture” curata da Associazione Avoc, dove ascolteremo la seconda parte della lettera che un detenuto ha scritto a un bibliotecario carcerario, e a seguire un’altro; e la rubrica di articoli dal mondo a cura di Fabrizio Mandreoli per aprire gli occhi sulle notizie internazionali.

Infine chiudiamo con la nostra rubrica di teatro “Radiodramma”, dove ascolteremo la seconda puntata dello spettacolo riadattato per la radio a firma della compagnia la compagnia Maniaci d’Amore, duo composto da Luciana Maniaci e Francesco D’Amore, intitolato “La casa non vuole”. Abbiamo visto che si tratta della storia di Lucenza e Clodo che sono marito e moglie, e sono due angeli caduti sulla terra in cerca della felicità e che si ritrovano a vivere in una casa a cui diventano morbosamente attaccati- anche perché sembra che questa Casa li voglia come proteggere obbligandoli a non uscire e a essere felici restando “dentro”. Ed è qui, in questo stare dentro che provano quindi a ricordare l’ultima volta in cui sono stati felici. Per chiudere ancora con un saluto ancora con quanto abbiamo detto in apertura di puntata con il nostro sociologo da Firenze sulla gestione delle conflittualità – specialmente interculturali – in spazi ristretti, allora quale modo migliore per lasciare l’ultima parola a una voce molto conosciuta all’interno del carcere della Dozza con Ignazio De Francesco, islamologo e volontario dell’Avoc a cui abbiamo chiesto di raccontarci quelle che sono le buone prassi che possiamo condividere da quella secolare, vasta e accogliente cultura che è l’islam.