Natale: dalle persone detenute ai bambini

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di Marcello Matté

A Natale l’arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Zuppi, torna a celebrare la santa messa con le persone detenute alla Dozza. Dal Natale 2019 la pandemia ne aveva impedito la presenza. È un momento particolarmente significativo per chi vive in carcere, perché dice loro che la città e la Chiesa di Bologna non si dimenticano di loro. Anche le persone detenute vogliono dire che non dimenticano chi soffre, specialmente i bambini senza colpa.

E così hanno spontaneamente organizzato una colletta tra di loro per raggiungere con un dono i bambini di Oncologia Pediatrica del Sant’Orsola. Il frutto della colletta natalizia verrà consegnato, durante la messa di Natale, a Carla Tiengo,presidente di AGEOP Ricerca, l’organizzazione di volontariato che organizza iniziative a favore dei bambini malati di tumore e delle loro famiglie.

Chi ha la salute ma non la libertà per goderla vuole esprimere solidarietà a chi ha la libertà ma non la salute per goderla. Alla colletta hanno contribuito in molti con un dono che forse è piccolo nella quantità, ma certo è grande nel valore. Proviene da chi in gran parte manca del necessario e prende a misura ciò che è necessario ad altri.

Buongiorno con Eduradio: venerdì 12 febbraio

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In redazione: Caterina Bombarda, Ignazio De Francesco, Matteo Parisini, Lucia Huang

Nella puntata di oggi si parla del progetto “A Scuola di Libertà” edizione 2020-2021  promosso dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Poi ci spostiamo a Crotone dove “i giovani della carità” di Isola di Capo Rizzuto donano 600 mascherine alla casa circondariale. Con le notizie internazionali siamo invece in Marocco, dove la crisi dei bagni pubblici per Covid accende i riflettori su una delle istituzioni sociali/culturali più amate nel mondo arabo… A seguire il Galateo arabo attraverso le Costituzioni della Primavera dove parleremo dei diritti per le persone disabili. Infine l’ospite di oggi è la docente Lucia Huang per parlarci del significato del capodanno cinese e buddhista che ricorre oggi.

Domenica 19 luglio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Amalia De Simone (giornalista video reporter); Assia Fiorillo (cantante); ragazzi del Poggeschi per il carcere intervistano Mauro Palma; Associazione Avoc; Marco Bernardoni; Marcello Mattè.

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Il primo appuntamento di oggi è con Amalia De Simone che ci parla del suo nuovo docufilm “Caine” la storia di alcune donne dietro le sbarre che ha per colonna sonora il primo singolo della cantante Assia Fiorillo ‘Io sono te‘. Proseguiamo poi con il 3° libro della rubrica “Itinerari tascabili”: Football di Marc Augè, un libro che ci parla di un ambito particolare della cultura e, per così dire della fede, quella calcistica. Poi abbiamo sempre il tema della spiritualità di cui si occupa oggi il cappellano del carcere Marcello Mattè.

Ancora: la rubrica “Un’estate di letture” curata da Associazione Avoc, dove ascolteremo la lettera che un detenuto ha scritto a un bibliotecario carcerario. Infine chiudiamo con “Constitution on air” in cui ascolteremo i ragazzi del Poggeschi per il carcere intervistare Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Giovedì 18 giugno

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in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Stefania e Rossana); Massimo Ziccone (responsabile area pedagogica della Dozza); Marcello Mattè.

Eccoci giunti alla 10° settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Iniziamo la puntata di oggi con una domanda importante per la nostra realtà di riferimento che è il carcere: com’è la situazione dentro e cosa sta succedendo? Stando a una dichiarazione rilasciata durante la commissione Parità e diritti (tenuta a inizio giugno) dal garante regionale dei detenuti Marcello Marighelli, risulta che ad oggi nelle carceri dell’Emilia Romagna, la situazione del sovraffollamento è ancora cruciale siccome “ impedisce di dare dignità ai detenuti”. C’è grande carenza di spazi per il pernottamento, ma anche per le attività lavorative e per quelle di rieducazione. Per quanto riguarda i numeri, prima dell’emergenza si registravano quasi 4 mila detenuti rispetto a una capienza regolamentare inferiore a 3 mila posti, poi gradualmente questa presenza si è ridotta soprattutto a causa della necessità di provvedere a importanti trasferimenti (in totale 457) a causa dei disordini e delle rivolte provocate nelle carceri di Modena, Bologna e Reggio Emilia.

Un’altra criticità espressa dal garante riguarda la detenzione femminile: “a Bologna adesso ci sono 68 donne ma ce sono state anche 80. Durante la fase emergenziale, per prima cosa abbiamo si è  cercato di verificare che non fossero presenti nelle carceri donne con bambini. Siccome questo della presenza di bambini negli istituti penitenziari è un problema molto serio. Basti pensare, sottolinea il garante, che nel 2019, in Emilia-Romagna, 15 neonati sono rimasti diversi giorni nelle carceri nonostante non siano dotati dell’istituto a custodia attenuata per madri detenute, di casa famiglia protetta o della sezione penitenziaria nido”. Infine c’è ultima novità per quanto riguarda la tecnologia che sembra ormai ‘entrata’ nel carcere, e destinata a non uscirne più: “I colloqui via Skype tra detenuti e familiari proseguiranno, addio ai telefoni a gettoni”.

Proseguiamo con la didattica del Cpia: con l’insegnante di scienze con l’insegnate di matematica e scienze Stefania ci parla dei muscoli, e a seguire con Rossana vedremo una sessione intera di esercizi aerobici per allenarsi in casa con semplici oggetti.

Poi c’è un nuovo ospite con noi, questa volta da “dentro” il carcere: Massimo Ziccone, responsabile dell’area educativa della Dozza, con cui abbiamo parlato della situazione carceraria nella nostra realtà di riferimento, Bologna. 

Infine ci salutiamo con la rubrica di spiritualità, a cura di Marcello Mattè, che oggi fa un’incursione in un brano musicale molto conosciuto e amato “What’s Up?”: il secondo singolo del gruppo musicale statunitense 4 Non Blondes.

Giovedì 28 maggio

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: insegnanti del CPIA metropolitano di Bologna (Angela); Ignazio De Francesco (islamologo e volontario AVOC); Marcello Mattè.

Eccoci giunti alla della settima settimana del nostro programma quasi quotidiano, dedicato al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino al 30 giugno, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano le attività lasciate in sospeso il 23 febbraio scorso a causa dell’emergenza sanitaria: attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Iniziamo la puntata di oggi con la didattica del Cpia: con l’insegnante di scienze Angela ci aspetta una lezione sull’inquinamento dell’aria e dei suoi effetti sulla salute.

Poi c’è un ospite che è anche uno tra i curatori delle nostre rubriche più seguite all’interno del carcere: frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario AVOC per parlarci del suo impegno in questi anni presso il carcere della Dozza con i detenuti stranieri arabofoni. Infine la rubrica di spiritualità del cappellano del carcere Marcello Mattè che ci propone oggi l’ascolto di un brano musicale “Cercami” di Renato Zero.

Bologna: l’appello di una guardia penitenziaria

osservatorio carcere, Senza categoria

Siamo preoccupati per noi e per i detenuti

Il drammatico appello è uscito su La Repubblica nella giornata di sabato 21 marzo, quando ancora la notizia del contagio da covid-19 riguardava tre sanitari e almeno una guardia penitenziaria in servizio al carcere della Dozza. Ma nella giornata di lunedì 23 marzo, sempre Repubblica, riportava la notizia che gli operatori sanitari malati in servizio al carcere sarebbero già diciannove su trenta. Sono numeri che fanno temere il peggio, nonostante al momento la notizia non sia stata ancora confermata né dall’Ausl di Bologna né dalla direzione del carcere. Di seguito la trascrizione della video intervista contente la denuncia di un agente della penitenziaria.

Coronavirus: l’appello dei detenuti

osservatorio carcere

Dopo il blocco di ogni attività didattica e rieducativa, dopo le limitazioni disumane imposte ai detenuti a seguito dell’allarme coronavirus, dopo l’ondata di rivolte che ha toccato – oltre 50 gli istituti di pena coinvolti – le carceri italiane… Ora la parola passa a loro. E quel che è più grave è che nessuno, proprio nessuno di noi come società esterna – preoccupati, anche noi, della minaccia della pandemia, ma non al punto di gettare il nostro sguardo proprio là dentro, nelle carceri, dove tutti i giorni si misura la “febbre” dei nostri diritti riconociuti/negati – gliel’abbia data quella parola per dare voce anche a loro, che autodefinendosi “gli ultimi” della società, la “discarica umana”, rivolgono questo appello accorato alle istituzioni e a papa Francesco. Una voce da dentro, e tuttavia fuori le righe, da cui forse avremmo qualcosa da imparare… Perlomeno, un domani, quando le tempesta sarà passata e allora dovremmo guardarci indietro e pensare a quello ci siamo lasciati alle spalle o che, semplicemente, non abbiamo voluto vedere.

Carceri: è l’ora di agire

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Di seguito la lettera inviata alle istituzioni penitenziarie di Bologna, all’indomani della rivolta nella casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna. L’intento fondamentale di questo “noi” come corpo sociale, esterno alle carceri, (volontari AVOC, formatori, insegnati del CPIA metropolitano, associazioni come il Poggeschi, Cappellania) è quello di continuare quelle attività di istruzione e di formazione – che per molti di noi rappresentano un obbligo, come l’istruzione, ma che per i detenuti è un diritto – cercando di far giungere, specie in queste ore drammatiche di emergenza nazionale, le voci di chi li segue nel percorso di rieducazione e reinserimento (art. 27 Costituzione). Una proposta che rappresenta un modo ulteriore per alleviare il senso di isolamento e smarrimento dei detenuti, cercando allo stesso tempo di alleviare e sostenere l’enorme responsabilità di vicende umane che si trovano ad affrontare ora le istituzioni.

Bologna, 9 marzo 2020.

Lettera aperta all’Ufficio del Garante dei detenuti, alla Direzione penitenziaria del carcere di Bologna

Gentilissimi/e, a fronte dell’emergenza covid-19 e delle sue ripercussioni in tutto il sistema carcerario, sino ai disordini prodottisi in alcune case circondariali, compresa quella di Bologna, con la presente vorrei avanzare la proposta di trasformare l’insieme delle attività rieducative (dalla didattica, ai laboratori), almeno in via provvisoria finché non sarà possibile ripristinare le varie attività dentro il carcere, in una trasmissione radiofonica per i detenuti. 


Un sondaggio informale tra alcuni operatori (educatori, insegnanti, volontari, assistenti spirituali) ha registrato interesse verso questa modalità, che intende semplicemente adattare al carcere quanto si sta facendo per le lezioni a distanza del sistema scolastico inferiore e superiore. Si è quindi pensato, sia con Ignazio De Francesco che ha già avviato il laboratorio “Constitutions on air” sia con i volontari AVOC che da settembre scorso stanno procedendo con il progetto di scrittura/lettura “Ponte di Fiabe”, di registrare una serie di podcast delle rispettive attività proponendo a una radio locale di mandarle in onda, in modo che possano essere ascoltate dai detenuti che desiderano proseguire la formazione educativa e le attività che hanno iniziato. 


Questa proposta raccoglierebbe, inoltre, altri vantaggi non trascurabili per la situazione straordinaria in cui ci troviamo:

1) la scelta del mezzo radiofonico, come il più semplice e immediato sia per noi esterni, per favorire una comunicazione a distanza, sia per gli internati per consentire un servizio fruibile in autonomia (basterebbe un apparecchio radio per cella) evitando così le aggregazioni che ad oggi l’emergenza virus non permette.


2) In seconda istanza, si auspica che tale proposta non solo rappresenti la volontà di offrire ai detenuti un seguito ai programmi e alle attività educative, ma anche la possibilità di ripristinare una “vicinanza a distanza” indispensabile in questo momento per mitigare l’isolamento, la paura e la frustrazione dei detenuti.

3) Infine, nel solco delle attività innovative (penso al laboratorio “Una Via” sulla meditazione silenziosa di Pier Cesare Bori, nel 1996) avviate sotto la direzione lungimirante che ha amministrato la Casa Circondariale in questi anni, si aggiunge alla presente anche la possibilità di trovare per tutti questi podcast un modo di pubblicarli e indicizzarli per mantenerli come archivio “al vivo” delle attività rieducative. Questo consentirebbe di far conoscere anche all’esterno la ricchezza della realtà carceraria, favorendo quel canale di dialogo con la cittadinanza a cui questi progetti mirano.


Con l’auspicio che tale proposta possa essere colta da tutti come importante occasione per fare anche noi la nostra parte nell’emergenza nazionale in cui siamo tutti coinvolti, e per il mantenimento della quiete e della salute di tutta la realtà carceraria, dalla direzione agli operatori e insegnanti, dagli agenti a tutto il personale che vi operano, fino ai detenuti che la abitano. In questo senso manifestiamo la responsabilità come volontari di non lasciare sole le istituzioni, ma anzi di porci al servizio per una ricostruzione della comunità all’interno della quale, il carcere – citando Ignazio De Francesco – rappresenta un “quartiere tutto speciale”.

I sottoscritti restano a disposizione per ulteriori informazioni e colloqui. 
Un saluto cordiale

Caterina Bombarda, Ignazio De Francesco

Paura e rabbia alla Dozza: l’urlo degli ultimi

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di Maria Luisa Pozzi*

Una premessa: noi tutti volontari AVoC rifiutiamo la violenza. In tutte le nostre attività noi ascoltiamo, ci apriamo il dialogo e al confronto costruttivo. La violenza separa, rifiuta l’incontro, chiude.

E adesso parliamo di noi, fuori dal carcere, rinchiusi in casa. Come ci sentiamo? Possiamo uscire di casa per fare la spesa o andare in farmacia. Abbiamo faticosamente trovato una mascherina, i guanti di gomma fortunatamente non sono mai mancati.

Abbiamo avuto paura. Abbiamo paura. E chiamiamo amici, parenti. Telefoniamo ai medici curanti. E la paura si attenua. Si ragiona insieme, si condivide. Si sta meglio.

Loro no. Sono soli. Con la paura del contagio. E di morire da soli. E poi c’è la rabbia. Per essere abbandonati. Perché anche se hanno sbagliato, il loro diritto a un trattamento ‘non contrario al senso di umanità’ e che tenda alla ‘rieducazione del condannato’ (art. 27, Costituzione Italiana) non è rispettato.

Paura e rabbia si scatenano e portano a quello che abbiamo visto alla Dozza. Ma, diranno alcuni di noi, le donne non si sono unite alla rivolta. E neanche parte dell’alta sicurezza. E neanche gli atleti della squadra di rugby e gli universitari. E quelli del penale. Allora, diranno alcuni, ci sono i buoni e i cattivi. E i cattivi vanno puniti.

Fermiamoci a pensare perché alcuni settori si sono chiamati fuori. Al femminile ci sono corsi di yoga, teatro, scrittura… Molte ragazze fanno parte del coro Papageno. Alcune frequentano i corsi universitari e si laureano. Tutte attività che danno senso alla loro reclusione e sono stimoli di riflessione e di cambiamento. La stessa cosa possiamo dire di chi è nella squadra di rugby o segue corsi universitari.

Per l’alta sicurezza: lì ci sono persone di buona cultura ed esperienza di vita. Sanno che una rivolta porta a eccedere. E può portare a un inasprimento della pena. Quindi accettano quello che hanno.E anche al penale i detenuti hanno qualcosa da perdere….Posso ipotizzare perché alcuni settori hanno fatto la scelta di NON partecipare.

E la scelta degli altri? I ragazzi del primo e del secondo piano si sono abbandonati alla paura e alla rabbia. Che era prevedibile.

Ma non abbiamo avuto il tempo di capire e prepararci insieme a loro, i ragazzi della Dozza. Perché il virus è arrivato veloce e non eravamo pronti. E non sono stati i cattivi a cedere alla rabbia e alla paura ma i più vulnerabili, i più fragili.

Con tutto ciò, ogni violenza resta sempre e comunque assolutamente ingiustificata e ingiustificabile, ma si può intuire cosa sta dietro ai comportamenti di chi non ha nulla da perdere ed è travolta dal panico e dalla rabbia.

Con affetto per tutti noi,

*Maria Luisa Pozzi, volontaria Associazione volontari per il carcere (AVOC).