Domenica 30 agosto

Liberi dentro - Eduradio

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conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: Serena Dibiase; Paola Piazzi e Francesca Gentile (Associazione Il Poggeschi per il carcere); Giovanni Nicolini; Compagnia teatrale Casavuota (in collaborazione con FEDERGAT, ACEC).

Oggi apriamo la puntata con la cosa più bella che ci sia per la nostra redazione, che sono naturalmente i riscontri, le lettere che ci giungono da dentro il carcere. E lo facciamo spostandoci però in un’altra regione, in Veneto, alla Casa di reclusione femminile della Giudecca che ha sede in un antico monastero medievale. Un posto potremmo dire, diverso da come ci si immagina di solito il carcere. Diverso perché quasi tutte le donne detenute lavorano, perché c’è una sezione speciale per le madri, ed è diverso perché è solo per donne. Sappiamo dai dati DAP che normalmente le donne detenute sono una piccola percentuale della popolazione carceraria nazionale: in Italia circa il 96 per cento dei carcerati sono maschi e le donne sono circa il 4 per cento. I dati ufficiali più aggiornati (07/08/2020) dicono che in questa casa di reclusione le detenute sono 74 su un totale di 111 posti disponibili. Delle donne carcerate, è un tema che abbiamo già visto qualche volta fa nel corso dell’intervista a don Giovanni Nicolini che si occupa qui a Bologna del percorso di recupero delle detenute, bisogna dire che la particolarità della loro situazione è che scontano la pena vivendo in una realtà che è stata progettata e costruita «da uomini per contenere uomini»: questo significa – lo scrive il ministero della Giustizia nel suo rapporto del 2015 sulla detenzione femminile – che in molti casi le detenute «sono lontane dalle loro famiglie», hanno necessità di salute particolari e «i loro bisogni specifici, in buona parte correlati ai bisogni dei loro figli, sono spesso disattesi».

C’è da aggiungere che rispetto agli uomini, le detenute hanno anche minore possibilità di accesso alle attività lavorative: è una «discriminazione involontaria», dice sempre il ministero, causata dal numero limitato di carcerate e dall’impossibilità di condividere gli spazi con gli altri uomini per evitare situazioni di promiscuità: alle detenute, negli istituti di pena, è quindi spesso negato l’accesso alle strutture comuni per fare sport, per studiare o fare dei corsi e soprattutto per lavorare. Sono più carcerate degli altri. Questo è come le cose funzionano in generale: poi ci sono alcune eccezioni. Gli istituti penitenziari destinati in modo esclusivo alle donne in Italia sono cinque: Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli e appunto la Giudecca. Con questa panoramica che un po’ vi abbiamo voluto descrivere…. da questo luogo la nostra autrice di letteratura dal mondo Serena Dibase ha estrapolato per noi una lettera pubblicata su Ristretti Orizzonti a firma di una detenuta di nome Mariann che ora vi leggerà….

Proseguiamo con l’intervista a Paola Piazzi, e di seguito a Francesca Gentile, che ci parlano della loro esperienza di volontariato in carcere con l’Associazione Poggeschi per il carcere, una realtà bolognese composta da giovani studenti universitari e lavoratori che si occupano di detenzione e giustizia che dal 1996 opera a fianco e all’interno della Casa Circondariale di Bologna. Ancora: abbiamo ospite in redazione don Giovanni Nicolini intervistato da noi sul tema del percorso di recupero delle detenute “dopo” il carcere.

Infine chiudiamo con il Radiodramma, dove ascolteremo la 2° puntata di Leila della tempesta, la rappresentazione riadattata qui per noi della radio, a firma della compagnia teatrale Casavuota.

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