Buongiorno con Liberi dentro: martedì 5 ottobre

Liberi dentro - Eduradio, Liberi dentro - Eduradio Regione E-R

Ascolta il podcast!

In redazione: Caterina Bombarda, Antonella Cortese, Antonio Ianniello, Enea Flacco

🎙 Liberi Dentro-Eduradio & TV sempre con ospiti d’eccezione🎙Un buon martedì a tutti voi che ci seguite giorno dopo giorno. Oggi sono tante le notizie che abbiamo affrontato in trasmissione, così come gli ospiti che hanno partecipato con un intervento. Ecco tutti gli approfondimenti della puntata odierna:

✅ #Campania: detenuti con problemi mentali: pochi reparti e senza psicologi non vengono curati
✅ Martedì itinerante: oggi parliamo di #Bucarest
✅ Ospite di puntata Antonio Ianniello, garante comunale Bologna 

📌 Non perdete inoltre la rubrica “Dialoghi sulla cittadinanza”: le interviste di Caterina a Franco Bonisoli

Qui potete rivedere la puntata andata in onda #OnAir Radio Città Fujiko 103.1 fm, #Teletricolore 636 e da oggi anche su #LepidaTVdalle 13 alle 14
➡️ https://archive.org/details/@liberi_dentro_-_eduradio

A domani con una nuova puntata ricca di testimonianze da chi vive per chi vive il carcere!

Eduradio in streaming nell’udienza del consiglio comunale su Eduradio

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Mercoledì 10 febbraio presso il Comune di Bologna si è tenuto il consiglio conoscitivo su Eduradio alla presenza dell’assessora delle Pari opportunità Susanna Zaccaria, dei Garanti delle persone prive della libertà personale, dell’amministrazione penitenziaria della Casa circondariale Rocco D’Amato di Bologna, dei volontari carcerari e di tutti i consiglieri comunali.

A tutti i nostri ascoltatori e lettori del sito, qui c’è il link del sito di YouTube del che trasmette in diretta alle 14:30 l’udienza sull’esperienza Liberi dentro – Eduradio: https://youtube.com/c/comunedibologna

E qui il link per riascoltare la diretta streaming del Consiglio comunale presieduto da Roberta Li Calzi: https://www.youtube.com/watch?v=gtqE_IbQFW4&feature=youtu.be

Domenica 20 settembre

Liberi dentro - Eduradio

Clicca qui per ascoltare il podcast!

conduzione: Francesca Candioli e Maria Caterina Bombarda

in studio: dott. Federico Boaron (medico psichiatra) e Agnese Drusiani; Elisabetta (AVOC); Marcello Mattè; Serena Dibiase; Fabrizio Mandreoli; Claudia Clementi (direttrice carcere Bologna).

Eccoci giunti alla 2° edizione estiva dei “Week end di Liberi dentro – Eduradio” la nostra trasmissione dedicata al carcere e alla cittadinanza, che andrà in onda fino a settembre, in cui ci siamo dati come obiettivo quello di riprendere in mano, anche durante l’estate, le attività didattiche, rieducative e di vicinanza spirituale ai detenuti.

Anche questa sera proseguiamo con l’itinerario della rubrica Promozione salute con cui apriamo ora con un nuovo ospite intervistato dalla nostra Agnese Drusiani, educatrice professionale presso il carcere della dozza. Lui è il Dottor Federico Boaron, medico psichiatra, direttore dell’unità operativa di psichiatria forense e responsabile sanitario della rems di Bologna. Si occupa in particolare del rapporto tra psichiatria e giustizia coordinando la equipe psichiatrica del carcere e della Rems.

Poi è il momento dei nostri volontari dell’Avoc, associazione storica di volontari per il carcere che esiste oramai da diversi anni, dal 1993, e che ha come obiettivo quello di migliorare la vita dei detenuti, di favorirne il recupero e il reinserimento sociale. I volontari di questa associazione sono molto conosciuti dai detenuti e dalle detenute del carcere di via del Gomito perché oltre all’aiuto materiale, ove possibile, i membri A.Vo.C tengono colloqui di sostegno psicologico, creano occasioni culturali e soprattutto tentano di riannodare i fili spezzati tra i detenuti e le loro famiglie. L’Associazione dunque non fa parte di nessuno schieramento politico, è composta da credenti e non credenti ed ha un unico intento : offrire assistenza morale, materiale e psicologica ai detenuti, ex detenuti ed alle loro famiglie. Il volontariato nel carcere, infatti lo ricordiamo, è servizio al detenuto nei suoi diritti fondamentali:diritto alla vita: fisica, morale, intellettuale, spirituale; diritto alla famiglia: nel vivere gli affetti familiari, nel garantire un doveroso rapporto e la vicinanza con la stessa, al fine di mantenerla unita; diritto a vivere in comunità: ogni persona è fatta di rapporti con gli altri uomini, vive un dato contesto sociale, partecipa ed è corresponsabile alla gestione della comunità in cui vive. Il detenuto, invece, è radicalmente isolato da ogni responsabile contesto sociale; diritto al protagonismo: ogni uomo come tale è libero nel determinare le proprie scelte, nel vivere la propria vita. Pensiamo alla spersonalizzazione che genera il carcere, alla passività, ecc.

Sempre a proposito di diritto alla famiglia, a seguire ci sono le corrispondenze dal carcere con Serena Dibiase che ci legge una lettera di una detenuta, Francesca, a proposito delle “visite” in carcere da parte dei parenti più stretti. Poi ancora la spiritualità con Marcello Mattè, e Fabrizio Mandreoli con la prima tappa di un viaggio-studio con i giovani nelle terre calabresi.

Proseguiamo con l’intervista a Claudia Clementi, che si trova alla direzione della Casa circondariale di Bologna dal 2013 dopo la direzione di Ione Toccafondi. Marchigiana di origine, nata ad Ascoli Piceno, ha una laurea in giurisprudenza e una specializzazione in criminologia. Dopo il concorso vinto nel ’95, Clementi è al lavoro dal 1997: la sua carriera è iniziata ad Asti, è proseguita ad Alessandria, poi a Torino. Nel 2008 le è stato affidato il carcere di Pesaro, e adesso da 8 anni anche la Dozza di Bologna, il carcere costruito nell’84 che in fase di precovid contava corca 850 detenuti.

Al termine di questa puntata, presentiamo un piccolo libro arrivato in omaggio da chi l’ha scritto e curato: si tratta di Gabriella Mazzotti, una volontaria presso la sezione femminile della casa circ. di Forlì, unica della Regione dove Gabriella con l’Associazione linea rosa, da anni svolge svariati progetti e iniziative. Titolo di questo libro è Il quadrifoglio di Holly storie di donne dal carcere della Romagna: un piccolo libro in cui sono raccolte insieme le storie delle donne detenute in questo carcere con l’obiettivo di cercare attraverso le loro storie di vita, le loro parole, di far comprendere specialmente a chi è fuori che chi è recluso/a – in questo caso – sta già pagando per il reato commesso e che non per questo bisogna sospendere le attività.

Bologna: l’appello di una guardia penitenziaria

osservatorio carcere, Senza categoria

Siamo preoccupati per noi e per i detenuti

Il drammatico appello è uscito su La Repubblica nella giornata di sabato 21 marzo, quando ancora la notizia del contagio da covid-19 riguardava tre sanitari e almeno una guardia penitenziaria in servizio al carcere della Dozza. Ma nella giornata di lunedì 23 marzo, sempre Repubblica, riportava la notizia che gli operatori sanitari malati in servizio al carcere sarebbero già diciannove su trenta. Sono numeri che fanno temere il peggio, nonostante al momento la notizia non sia stata ancora confermata né dall’Ausl di Bologna né dalla direzione del carcere. Di seguito la trascrizione della video intervista contente la denuncia di un agente della penitenziaria.

Paura e rabbia alla Dozza: l’urlo degli ultimi

Senza categoria

di Maria Luisa Pozzi*

Una premessa: noi tutti volontari AVoC rifiutiamo la violenza. In tutte le nostre attività noi ascoltiamo, ci apriamo il dialogo e al confronto costruttivo. La violenza separa, rifiuta l’incontro, chiude.

E adesso parliamo di noi, fuori dal carcere, rinchiusi in casa. Come ci sentiamo? Possiamo uscire di casa per fare la spesa o andare in farmacia. Abbiamo faticosamente trovato una mascherina, i guanti di gomma fortunatamente non sono mai mancati.

Abbiamo avuto paura. Abbiamo paura. E chiamiamo amici, parenti. Telefoniamo ai medici curanti. E la paura si attenua. Si ragiona insieme, si condivide. Si sta meglio.

Loro no. Sono soli. Con la paura del contagio. E di morire da soli. E poi c’è la rabbia. Per essere abbandonati. Perché anche se hanno sbagliato, il loro diritto a un trattamento ‘non contrario al senso di umanità’ e che tenda alla ‘rieducazione del condannato’ (art. 27, Costituzione Italiana) non è rispettato.

Paura e rabbia si scatenano e portano a quello che abbiamo visto alla Dozza. Ma, diranno alcuni di noi, le donne non si sono unite alla rivolta. E neanche parte dell’alta sicurezza. E neanche gli atleti della squadra di rugby e gli universitari. E quelli del penale. Allora, diranno alcuni, ci sono i buoni e i cattivi. E i cattivi vanno puniti.

Fermiamoci a pensare perché alcuni settori si sono chiamati fuori. Al femminile ci sono corsi di yoga, teatro, scrittura… Molte ragazze fanno parte del coro Papageno. Alcune frequentano i corsi universitari e si laureano. Tutte attività che danno senso alla loro reclusione e sono stimoli di riflessione e di cambiamento. La stessa cosa possiamo dire di chi è nella squadra di rugby o segue corsi universitari.

Per l’alta sicurezza: lì ci sono persone di buona cultura ed esperienza di vita. Sanno che una rivolta porta a eccedere. E può portare a un inasprimento della pena. Quindi accettano quello che hanno.E anche al penale i detenuti hanno qualcosa da perdere….Posso ipotizzare perché alcuni settori hanno fatto la scelta di NON partecipare.

E la scelta degli altri? I ragazzi del primo e del secondo piano si sono abbandonati alla paura e alla rabbia. Che era prevedibile.

Ma non abbiamo avuto il tempo di capire e prepararci insieme a loro, i ragazzi della Dozza. Perché il virus è arrivato veloce e non eravamo pronti. E non sono stati i cattivi a cedere alla rabbia e alla paura ma i più vulnerabili, i più fragili.

Con tutto ciò, ogni violenza resta sempre e comunque assolutamente ingiustificata e ingiustificabile, ma si può intuire cosa sta dietro ai comportamenti di chi non ha nulla da perdere ed è travolta dal panico e dalla rabbia.

Con affetto per tutti noi,

*Maria Luisa Pozzi, volontaria Associazione volontari per il carcere (AVOC).