Bologna: l’appello di una guardia penitenziaria

osservatorio carcere, Senza categoria

Siamo preoccupati per noi e per i detenuti

Il drammatico appello è uscito su La Repubblica nella giornata di sabato 21 marzo, quando ancora la notizia del contagio da covid-19 riguardava tre sanitari e almeno una guardia penitenziaria in servizio al carcere della Dozza. Ma nella giornata di lunedì 23 marzo, sempre Repubblica, riportava la notizia che gli operatori sanitari malati in servizio al carcere sarebbero già diciannove su trenta. Sono numeri che fanno temere il peggio, nonostante al momento la notizia non sia stata ancora confermata né dall’Ausl di Bologna né dalla direzione del carcere. Di seguito la trascrizione della video intervista contente la denuncia di un agente della penitenziaria.

Coronavirus nel carcere di Bologna, l’intervista-appello di una guardia penitenziaria.

“Sono un agente della polizia penitenziaria mi sto facendo riprendere di spalle perché temo ripercussioni sulla mia persona. Abbiamo paura e tanta ansia per noi e per le nostre famiglie nel carcere di Bologna la situazione è drammatica, ci sono purtroppo i primi contagiati, quattro persone positive coronavirus: un dottore, tre infermieri e un agente della penitenziaria. Il rischio che corriamo è di una pandemia totale all’interno dell’istituto. Queste persone non hanno avuto contatto solo con i detenuti, parliamo di medici ed infermieri che durante le rivolte sono stati 24 ore nell’istituto e hanno avuto contatti con chiunque.

Dall’esterno il carcere viene visto come un ambiente stagno, ma in realtà è permeabile in una maniera incredibile., Ci sono contatti quotidiani con centinaia di persone tutti rischiamo di essere stati contagiati. Molte persone detenute potrebbero fare “la morte del topo“ e in uno stato democratico tutto ciò non è accettabile… I detenuti sono all’oscuro di tutto il momento, è una bomba ad orologeria che primo poi esploderò e le rivolte che abbiamo già avuto sono solo un assaggio di quello che potrebbe accadere, perché ai detenuti chiedevano, dal primo momento, di sapere se ci fosse un piano sanitario adeguato per prevenire e contenere un eventuale contagio, cosa che nel carcere di Bologna non c’è…

Sono state montate delle tende della Protezione civile, solo qualche giorno fa, dopo le rivolte dovevano servire come filtro, come pre-triage per tutte le persone che mettono piede nell’istituto e anche per nuovi adottati… Dovrebbero misurare la febbre, dovrebbero chiedere con chi sono stati a contatto… Queste tende ad oggi sono vuote… Nel carcere di Bologna mancano i DPI (Dispositivi di protezione individuale) sono state consegnate nel pomeriggio a tutti colleghi delle mascherine di carta… Nel retro della scatola delle mascherine, c’è scritto che non protegge le vie respiratorie… Non servono a niente…

Dopo le rivolte parecchie mura del carcere di Bologna sono state carbonizzate. I colleghi sono costretti a respirare diossina, a respirare merda… Ci sono i muri ancora carbonizzati, carcasse dell’auto della polizia ancora lì… In una situazione come questa di certo non aiuta lavorare in un ambiente malsano… Chiediamo che tutto il personale e anche detenuti siano dotati del DPI hai regolamentati e non di carta straccia… Chiediamo inoltre di poter usufruire del tampone di massa, sia della polizia penitenziaria che dei detenuti per sapere chi è contagiato e chi no. Noi abbiamo paura per noi per le nostre famiglie, in carcere non c’è distinzione tra poliziotto e ladro, il carcere è un insieme, una piccola città e dovrebbe, anzi, deve tutelare sia la salute degli operatori sia la salute dei detenuti e non per ultimo la salute delle nostre famiglie finito il turno torniamo a casa dove abbiamo figli e mogli…”.

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